Juve, il nodo portiere resta aperto, dopo la trattativa saltata di Suzuki: sicuramente Lucumì non basta, chi arriva in porta?
Martínez resta il primo obiettivo, Vicario l’alternativa: gli esuberi frenano il mercato bianconero. Che ora si trova senza portiere ma con un centrale in più
La Juventus si presenta al 13 agosto 2026 con una casella ancora vuota nel ruolo più delicato: il portiere. Non è soltanto un acquisto che manca. È il segnale di una gestione del mercato rimasta sospesa tra obiettivi ambiziosi, conti da sistemare e cessioni che non si sono concretizzate nei tempi previsti. L’operazione per il nuovo numero uno non ha ancora una forma definitiva e, a questo punto, il rischio è che il profilo scelto arrivi come soluzione di ripiego più che come investimento programmato.

La Juventus si presenta al 13 agosto 2026 con una casella ancora vuota nel ruolo più delicato: il portiere.
Il problema non riguarda soltanto il nome da inserire tra i pali. La Juventus aveva individuato da tempo la necessità di un portiere d’esperienza e aveva valutato soprattutto Emiliano Martínez, ma l’operazione è rimasta legata alla posizione dell’Aston Villa e alla possibilità di ridurre un costo considerato difficilmente sostenibile. La Gazzetta dello Sport aveva descritto un quadro ancora condizionato dal Mondiale e dalla volontà del portiere argentino, con la stretta bianconera rinviata al termine della competizione. Il rinvio, però, ha prodotto un effetto concreto: la squadra ha continuato a muoversi senza avere una certezza nel ruolo.
Martínez non è stato l’unico scenario considerato. La Juventus ha guardato anche a Guglielmo Vicario, profilo ritenuto più accessibile sul piano dei costi e indicato come alternativa concreta mentre il dossier argentino restava aperto. Ma proprio la presenza di più opzioni, senza una scelta trasformata in trattativa avanzata o accordo, racconta la difficoltà della strategia: il mercato bianconero ha continuato a procedere per piani successivi, senza chiudere il passaggio decisivo.
Esuberi e conti condizionano ogni operazione
Nel frattempo, il mercato in uscita non ha liberato spazio e risorse con la velocità necessaria. Gli esuberi del parco offensivo restano il principale ostacolo indicato nelle ricostruzioni della sessione: finché non arrivano cessioni o formule capaci di alleggerire il monte ingaggi, ogni investimento in entrata deve essere calibrato, rinviato o finanziato con un’altra operazione. La Juventus ha provato a costruire il mercato attraverso incastri e plusvalenze, ma il meccanismo non ha prodotto una disponibilità immediata sufficiente per affrontare contemporaneamente tutte le priorità.
Lucumì è un rinforzo, non la soluzione
La stessa vicenda di Jhon Lucumì mostra quanto la gestione sia stata condizionata dalle condizioni economiche. Il difensore del Bologna è un obiettivo gradito a Luciano Spalletti, ma la Juventus ha cercato di abbassare l’esborso attraverso cessioni, contropartite o giocatori da inserire nell’operazione. Le cifre circolate hanno collocato la richiesta del club rossoblù intorno ai 25 milioni di euro, mentre i bianconeri hanno provato a costruire una formula più sostenibile. Lucumì può rafforzare la difesa, ma non risolve il problema del portiere e non può diventare la risposta automatica a un mercato rimasto incompleto.
Anche per Lucumì, comunque, lo stato dell’operazione va distinto dall’ufficialità. La notizia più recente parla di una Juventus vicina a definire l’arrivo del colombiano, con il Bologna aperto alla vendita e una valutazione di circa 25 milioni. Il club torinese starebbe lavorando per ridurre il prezzo attraverso uno o due giocatori in prestito. È un’operazione che può avanzare, ma che conferma il tema centrale: la Juventus non sta scegliendo liberamente ogni rinforzo, sta cercando di far quadrare le esigenze tecniche con margini finanziari ristretti.
Il punto critico è quindi la sequenza delle decisioni. La Juventus ha individuato priorità precise, ma ha subordinato gli acquisti alla sistemazione degli esuberi e alla realizzazione di alcune entrate. È una scelta comprensibile sul piano del bilancio, ma rischiosa sul piano sportivo: quando le uscite non arrivano, anche gli obiettivi principali diventano trattative da riaprire, alternative da valutare e soluzioni da adattare. Il portiere, in particolare, non è un ruolo nel quale si dovrebbe arrivare all’ultimo momento soltanto per chiudere una casella.
Il portiere resta il nodo irrisolto
Per questo il nuovo acquisto, qualunque sia il nome finale, rischia di essere giudicato anche per ciò che non è stato fatto prima. Se arriverà Martínez, sarà necessario capire a quali condizioni l’Aston Villa avrà accettato la cessione. Se la Juventus virerà su Vicario o su un altro profilo, la domanda sarà perché l’alternativa non sia stata chiusa con maggiore anticipo. Nel frattempo Lucumì può rappresentare un rinforzo utile per la difesa, ma non basta a correggere una pianificazione rimasta troppo dipendente dalle partenze. Il mercato bianconero resta così appeso a due passaggi concreti: liberare gli esuberi e trasformare finalmente la ricerca del portiere in un’operazione definita.
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