Milan, il ko con il Ferencváros mette a nudo i problemi di gioco
Il 2-0 del Ferencváros lascia il Milan alle prese con una manovra poco incisiva: sotto esame il ruolo di Jashari e la posizione di Rabiot.
Il Milan ha perso 0-2 contro il Ferencváros il 5 novembre, nella quarta giornata di Europa League. L’analisi pubblicata il giorno successivo da Olivero considera la gara un caso emblematico delle difficoltà rossonere: una prestazione giudicata svogliata e sterile, lontana da quella del derby, descritta come aggressiva, concentrata e a tratti brillante.

Milan-Ferencváros 0-2: formazione, Jashari e gli errori rossoneri
Nel mirino c’è anzitutto la formazione. Pur tenendo conto delle assenze, Olivero definisce cervellotica la scelta del 4-2-3-1: Jashari è incaricato di dirigere il gioco, mentre Hutchinson e Cisse dovrebbero attaccare la difesa ungherese. La squadra, però, non trova una manovra capace di alimentare quelle soluzioni e mostra un’intensità insufficiente.
La marcatura ravvicinata di Bero limita Jashari, che si affida soprattutto a passaggi orizzontali e a un gioco poco incisivo. Anche la posizione di Rabiot pesa sulla costruzione: avanzato verso la trequarti, è più facile da schermare e riceve spesso spalle alla porta, finendo per appoggiarsi all’indietro. Una collocazione che, secondo Olivero, ne riduce la mobilità e il contributo box-to-box, tra i suoi punti di forza.
Il dato della prima mezz’ora sintetizza la distanza tra possesso e pericolosità: con il 68% della palla, il Milan serve Ramos soltanto tre volte. Il centravanti resta così ai margini della manovra e il fraseggio rossonero appare insistito e prevedibile. Il primo tiro del Milan nello specchio arriva al 36’, con Hutchinson, quando il Ferencváros è già in dieci per l’espulsione di Yusuf.
Nel primo tempo Joseph spreca due occasioni favorevoli, fermato anche dagli interventi di Torriani. Entrambe, secondo il resoconto di Olivero, nascono da errori di Musah e Bartesaghi. Nella ripresa l’attaccante segna due volte: sul primo gol pesa un retropassaggio di De Winter che Torriani non controlla, sul secondo una ripartenza rifinita da Zachariassen. Olivero valuta positivamente sia Zachariassen sia l’altro esterno, Birmanevic.
Amorim prova a intervenire inserendo Pulisic, Moreira e Gila e arretrando Rabiot, ma la squadra continua a costruire in modo prevedibile e a difendere senza compattezza. In seguito entrano anche Modric e Camarda. Il Milan termina con un 4-2-4 e Moreira impiegato da terzino sinistro, una soluzione che Olivero legge come un segnale di difficoltà, non come una svolta.
Olivero collega la serata a un andamento discontinuo: nelle ultime sei partite si sono alternate vittorie e sconfitte, mentre il Milan ha rimontato una situazione di svantaggio una sola volta in cinque occasioni. La sua lettura è che convivano due versioni della squadra, condizionate anche da limiti strutturali e da una rosa poco profonda.
Per Olivero, il ko complica il percorso in Europa League: la qualificazione diretta alla seconda fase è molto difficile e anche l’accesso ai playoff resta in bilico. Il calendario prevede la trasferta sul campo dell’Olympiacos e la gara casalinga con il Sunderland, prima di due impegni che Olivero ritiene più abbordabili. Olivero sostiene inoltre che le scelte di Amorim abbiano dato priorità alla trasferta di domenica a Genova, pur riconoscendo infortuni e profondità limitata della rosa. Il malcontento dei tifosi emerge anche nel video dedicato alle reazioni dopo la partita, con la frase: «La mediocrità ci ha infestato».
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