Bologna, la svolta di Palladino è nei numeri: più gol e verticalità, la difesa resta fragile
Il Bologna ha segnato 10 reti e raccolto 10 punti nelle cinque gare con Palladino: possesso e xG cambiano, ma aumentano anche gol e occasioni concessi.
Il Bologna ha migliorato sensibilemnte il proprio rendimento in campionato, dopo il cambio in panchina: alle prime quattro giornate chiuse da Domenico Tedesco con un solo punto sono seguite cinque partite con Raffaele Palladino, nelle quali i rossoblù ne hanno conquistati 10. La vittoria per 4-2 sul Milan è il risultato più recente di una serie che ha rilanciato la squadra anche sul piano realizzativo.

Bologna di Palladino, i numeri della svolta: 10 gol in cinque partite
La differenza si vede soprattutto nei gol: 10 nelle ultime cinque gare, con una media di due a partita, contro i due segnati nelle prime quattro, quando la media era di 0,5. Nella fase iniziale avevano trovato la rete soltanto Piccoli e Dovbyk; con Palladino il contributo si è allargato. Mbangula ha segnato tre volte, Bernardeschi due, mentre Orsolini, Enem, Pobega e Casale hanno realizzato una rete ciascuno. Al conto si aggiunge l’autogol di Bartesaghi.
La squadra attacca con un profilo diverso. Il possesso medio è passato dal 55,2% dell’era Tedesco al 39% con Palladino, mentre i passaggi riusciti sono scesi da 475 a 275 per partita. Sono diminuiti anche quelli completati nel terzo finale, da 116,5 a 79,5, e i tocchi nell’area avversaria, da 26,2 a 17,3. Il dato suggerisce una manovra meno insistita nel possesso e più orientata alla verticalità: la riduzione dei tocchi in area, però, impedisce di leggere il cambio come un aumento generalizzato della presenza offensiva.
La crescita emerge nella pericolosità delle conclusioni. Nelle quattro gare con Tedesco il Bologna aveva totalizzato 15 tiri nello specchio, 3,75 di media; nelle cinque con Palladino è arrivato a 20, cioè quattro a partita. Gli xG medi sono saliti da 1,25 a 1,53 e quelli riferiti ai tiri in porta da 1,16 a 1,4. Il volume dei tiri nello specchio è quindi rimasto vicino, mentre gli indicatori di qualità delle occasioni sono aumentati.
La fase difensiva presenta invece un quadro meno favorevole. Con Tedesco la retroguardia aveva incassato cinque gol, 1,25 a partita; con Palladino ne ha subiti sette, salendo a 1,4. Anche i tiri in porta concessi sono passati da 3,5 di media nelle sfide con Lazio, Atalanta, Sassuolo e Napoli a quattro contro Torino, Lecce, Inter, Cagliari e Milan. Le parate sono rimaste quasi invariate: 2,5 a gara con Skorupski e 2,6 con Skorupski e Pessina.
La stessa tendenza appare negli xG concessi: 0,9 a partita nelle prime quattro giornate e 1,53 nelle cinque successive; sugli xG riferiti ai tiri nello specchio il confronto è tra 0,63 e 1,54. L’avvio con Tedesco era stato condizionato anche da errori individuali: quelli di Skorupski contro Atalanta e Torino, la leggerezza di Heggem contro il Sassuolo e il pallone perso da Theate contro il Milan avevano agevolato le reti avversarie. Il cambio di risultati non ha dunque cancellato le vulnerabilità dietro.
Tra gli indizi di una migliore gestione dei momenti della partita ci sono la reazione al pareggio del Lecce, nella gara poi vinta 2-1 al Via del Mare, e il successo sul Milan dopo che il Bologna era stato rimontato dalla doppietta di Cisse. Sono episodi diversi, ma entrambi mostrano una squadra capace di riprendere la partita dopo un passaggio sfavorevole.
La ricerca di un assetto stabile e la resa della prima punta restano questioni aperte per Palladino. Piccoli e Dovbyk avevano segnato gli unici gol rossoblù nelle prime quattro giornate e hanno faticato in avvio; la maggiore distribuzione delle reti tra i reparti ha sostenuto la ripartenza, ma non risolve da sola il nodo del riferimento offensivo né quello delle amnesie difensive.
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