Il crollo

Bologna, fischi al Dall’Ara dopo il ko con la Roma: il 2026 rossoblu è diventato un problema

Scritto da Alberto Bencivenga, 26 Aprile 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

Il 2-0 incassato contro la Roma chiude quasi tutti i sogni europei e lascia Italiano con un finale da ricostruire

Il Bologna è uscito dal Dall’Ara con addosso il rumore più pesante: quello dei fischi della propria gente. Il 2-0 incassato contro la Roma non è stato soltanto una sconfitta di campionato, ma l’ennesima fotografia di una squadra che nel 2026 ha smarrito energia, continuità e prospettiva. Malen ha indirizzato la partita dopo pochi minuti, El Aynaoui l’ha chiusa prima dell’intervallo, e la reazione della ripresa non è bastata per cambiare il giudizio dello stadio.

Il Dall'Ara fischia: il Bologna non riesce più a nascondersi

La serata ha avuto un copione duro da accettare: atteggiamento morbido, errori difensivi nei momenti cruciali e poca capacità di trasformare il possesso in pericolo reale. Il cambio di sistema scelto da Italiano, con una struttura più vicina al 3-4-2-1, non ha prodotto la scossa sperata. Orsolini ha colpito un legno e il Bologna ha provato ad alzarsi nella ripresa, ma la sensazione dominante è rimasta quella di una squadra entrata tardi dentro la partita. Dopo la sconfitta a Torino contro la Juventus, e le recenti insoddisfacenti prestazioni in Serie A e non solo, i fischi sono la conseguenza di un 2026 nato male sotto la stella di Italiano. Quel Vincenzo Italiano che tante soddisfazioni ha portato invece nel 2025.

Il 2026 ha svuotato la stagione rossoblu

Il problema non nasce solo dalla partita con la Roma. Il 2026 del Bologna è diventato una sequenza di porte chiuse: eliminazione in Coppa Italia contro la Lazio ai rigori, uscita pesantissima dall’Europa League contro l’Aston Villa e ora anche il campionato ridotto a un finale senza grandi traguardi europei. La sconfitta con la Roma ha reso quasi impraticabile anche la rincorsa al settimo posto, che avrebbe potuto aprire alla Conference League solo in determinate combinazioni legate alla Coppa Italia.

La ferita europea resta probabilmente la più profonda. Dopo aver eliminato la Roma agli ottavi di Europa League con una notte di grande carattere, il Bologna si è schiantato contro l’Aston Villa: 3-1 all’andata al Dall’Ara e 4-0 al ritorno a Birmingham, per un complessivo 7-1 che ha tolto entusiasmo e ha lasciato strascichi evidenti. Da quel momento la squadra ha perso leggerezza, e ogni partita successiva è sembrata più una verifica dei danni che una ripartenza vera.

Italiano accetta i fischi, ma prova a salvare l’ottavo posto

Vincenzo Italiano non ha cercato alibi dopo il ko. Il tecnico ha riconosciuto che i fischi sono comprensibili, ha parlato di errori troppo pesanti e ha ribadito che la squadra non può permettersi certe leggerezze contro avversari del livello della Roma. Allo stesso tempo ha provato a tenere vivo un obiettivo minimo, ricordando che la società ha chiesto l’ottavo posto e che il gruppo dovrà fare di tutto per raggiungerlo. È una linea difensiva comprensibile, ma oggi suona più come riduzione del danno che come ambizione.

Il tema vero, però, è il rapporto con l’ambiente. Prima della Roma erano attesi circa trentamila tifosi rossoblu, segnale di una passione ancora forte nonostante le ultime sconfitte. Proprio per questo i fischi pesano di più: non arrivano da una piazza distratta, ma da un pubblico che ha seguito, riempito e sostenuto anche nei momenti peggiori. La protesta del Dall’Ara racconta una delusione accumulata, non una semplice reazione emotiva a novanta minuti sbagliati.

Il Dall’Ara non è più un fortino

Il dato casalingo è quello che brucia di più. Il Bologna è arrivato alla nona sconfitta interna nelle ultime dodici partite giocate davanti al proprio pubblico, un numero incompatibile con qualsiasi ambizione europea. Il Dall’Ara, che avrebbe dovuto essere la base emotiva e tecnica della stagione, è diventato invece il luogo dove emergono fragilità, paure e blackout. Quando il rendimento interno crolla così, la classifica smette di essere casuale e diventa una conseguenza.

La chiusura di stagione diventa così un esame diverso da quello immaginato mesi fa. Non c’è più una coppa da inseguire, non c’è una vera rincorsa europea da alimentare e anche l’ottavo posto rischia di essere percepito come un premio troppo piccolo rispetto alle aspettative. Il Bologna deve evitare che il finale si trasformi in una lenta passerella verso l’estate: per Italiano, per la squadra e per la società, le ultime giornate serviranno soprattutto a capire cosa resta davvero di questo progetto.

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