Antonelli, Wolff: nove anni di progetto Mercedes e 10 milioni di investimento per la crescita del pilota italiano
Wolff ripercorre la crescita di Antonelli ed i nove anni di lavoro, passando dal supporto del junior team e della famiglia, per un investimento superiore ai dieci milioni.
Il progetto Mercedes ha accompagnato Kimi Antonelli fino alla Formula 1 e ne ha sviluppato le capacità: Toto Wolff lega il risultato a un percorso durato nove anni. Wolff parla di «dieci o più milioni di euro» per lo sviluppo della carriera, delle capacità e del carattere del pilota. Non si tratta, nel suo racconto, di una spesa isolata né di un esito arrivato all’improvviso.

Quanto ha investito Mercedes su Kimi Antonelli? Wolff parla di 10 milioni o più
Il percorso cominciò quando Antonelli aveva undici anni e correva nei kart. Il reparto giovanile Mercedes lo individuò e lo seguì nell’Academy di Brackley, accompagnandolo nelle diverse fasi della crescita fino al debutto in Formula 1 nel 2025, a diciotto anni. Quel passaggio lo portò nel sedile lasciato libero da Lewis Hamilton. Wolff ha ricordato che all’epoca il junior team era guidato da Gwen LaGrue.
Wolff non rivendica per sé il merito della crescita: lo attribuisce alla squadra e al reparto giovanile, che ha lavorato a lungo sul pilota. Nel conto del team principal entrano lo sviluppo tecnico, l’integrazione nel gruppo, il confronto con gli ingegneri e i sacrifici compiuti nel tempo. Cita anche l’impegno di Antonelli e il lavoro dei suoi genitori: una rete di sostegno che, nella sua ricostruzione, ha contribuito a trasformare il talento individuato da bambino in un pilota pronto per la categoria.
La fiducia nel progetto fu messa alla prova all’inizio della carriera in F1. Nel 2025, dopo un debutto complicato, Antonelli rimase per nove Gran Premi consecutivi senza conquistare punti. Wolff ha ricordato che in quel periodo alcune persone sostenevano che il giovane non dovesse essere alla Mercedes; esponenti di altre scuderie, ha aggiunto, arrivavano a dire che non meritasse nemmeno un posto in Formula 1. Le difficoltà alimentarono dubbi sulla scelta di affidargli un sedile di primo piano a un’età così giovane.
Wolff ha ricordato un episodio personale di quel periodo: a Spa, dopo un’altra gara difficile, Antonelli pianse nel parco chiuso. Il team principal ha detto di ripensare a quelle lacrime mentre osserva il pilota guidare oggi, sottolineando che la strada non è stata semplice e che il peso delle aspettative si era fatto sentire.
La vittoria di Austin ha offerto a Wolff un riferimento concreto per valutare il salto di qualità. Il team principal l’ha definita la miglior gara di Antonelli fino a quel momento in Formula 1: il pilota partì con una mescola meno performante rispetto a quella di chi scattava alle sue spalle, rimase davanti e riuscì a gestire la gomma. Per Wolff, la prestazione andò oltre il potenziale della vettura e fu una gara «da campione», pur precisando che Antonelli non aveva ancora conquistato il titolo.
Secondo Wolff, il cambio di regolamento ha favorito Antonelli: tutti hanno dovuto ripartire da zero, mentre al debutto in F1 il pilota si era trovato a gestire una vettura già conosciuta dagli altri da diverse stagioni. Il team principal ha inoltre osservato un cambiamento nella mentalità di Kimi, capace di trovare un modo più efficace di affrontare le corse. Prima di Austin, Antonelli gli disse che non stava pensando al campionato e che voleva godersi la gara; Wolff gli rispose di mantenere quell’atteggiamento e di non dimenticare che fa «il lavoro più bello del mondo».
Alla vigilia della gara in Messico, Antonelli era ancora in corsa per il titolo mondiale. Wolff disse che la squadra era vicina al traguardo e che avrebbe valutato una festa, definendo quella di Austin una gara da campione, non la conferma che il campionato fosse già vinto.
Potrebbe interessarti anche:







