Mediana in emergenza

Juventus, il paradosso Locatelli: adesso manca e le alternative non cancellano la sua mancanza in campo

Scritto da Federica Cavalera, 1 Novembre 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

L’assenza del capitano e quella di Thuram costringevano Spalletti a ridisegnare la mediana: le alternative c’erano, ma con caratteristiche diverse.

Il paradosso di Manuel Locatelli è che il suo valore diventa più leggibile proprio quando manca. Luciano Spalletti, parlando dell’assenza del capitano, ha spiegato che il peso della sua indisponibilità ricade sull’intero gruppo. Locatelli era stato sottoposto a un intervento chirurgico e, nel quadro riferito a settembre, il rientro era atteso all’inizio del 2027.

Juventus senza Locatelli: le alternative a centrocampo e il problema di equilibrio

Juventus senza Locatelli: le alternative a centrocampo e il problema di equilibrio

Spalletti ha descritto un giocatore profondamente legato alla Juventus: ha detto che Locatelli non si toglie la maglia nemmeno dopo la doccia e che resta attento a ciò che accade al club. Il tecnico ha aggiunto che, durante la settimana senza il capitano, ha visto i compagni seri e professionali, pronti a lottare in ogni situazione. È un’indicazione sul clima del gruppo, non la prova che l’assenza sia già stata colmata.

Il problema, in quel momento, si sommava all’assenza di Khephren Thuram: entrambi i titolari della mediana erano stati operati nel giro di pochi giorni e non erano attesi di nuovo a disposizione prima di Capodanno. L’analisi tattica pubblicata a settembre descriveva una Juventus in difficoltà nei risultati e una squadra che, senza Locatelli, appariva meno fluida nelle idee e più corta nei collegamenti tra i reparti. È qui che l’etichetta di “insostituibile” acquista un significato concreto: non basta riempire una casella, se viene a mancare anche una funzione di regia.

Le alternative esistevano, ma non erano intercambiabili. Douglas Luiz, Teun Koopmeiners e Pape Matar Sarr erano indicati come i tre centrocampisti puri; Weston McKennie poteva aggiungersi al gruppo, pur essendo preferito sulla trequarti per valorizzarne inserimenti e letture tattiche. Nelle prime tre giornate considerate dall’analisi, Douglas Luiz era davanti a Koopmeiners nelle gerarchie: al brasiliano venivano riconosciute le maggiori attitudini di regia, oltre a un gol segnato entrando contro il Parma e a un assist fornito da subentrato contro il Milan.

Anche Sarr era considerato un possibile riferimento: l’ex Tottenham veniva descritto come un mediano con caratteristiche in parte sovrapponibili a quelle di Locatelli e destinato a un impiego importante una volta raggiunta una condizione adeguata. Per il nazionale senegalese era previsto un investimento di 30 milioni di euro, subordinato all’attivazione dell’obbligo condizionato di riscatto. La rosa poteva offrire interpreti diversi, ma sostituire il capitano richiedeva una scelta di struttura, non soltanto di nome.

Le opzioni potevano allargarsi oltre i centrocampisti abituali. Contro il Milan Nico González era stato impiegato da mezzala in un 4-3-3; la sua capacità di abbassarsi e accentrarsi offriva una possibile correzione se fosse servito sostenere un assetto con tre giocatori offensivi. C’era inoltre l’ipotesi di Jhon Lucumi mediano, ruolo che alcuni allenatori gli avevano riconosciuto già a Bologna. Con due centrocampisti fuori, anche Augusto Owusu, giovane del vivaio, poteva avvicinarsi all’esordio, eventualmente entrando a gara in corso.

La Juventus non era priva di alternative, ma ciascuna comportava un adattamento o una rinuncia diversa. È questo il senso più solido del paradosso di Locatelli: non l’impossibilità di giocare senza il capitano, bensì la difficoltà di trovare in un solo sostituto regia, connessione tra i reparti e presenza di riferimento.

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