Caso Rocchi, Gavillucci riapre il tema arbitri: autonomia AIA al centro
L'ex arbitro lega l'inchiesta sulle designazioni al tema dell'indipendenza tecnica della classe arbitrale. Senza fare sconti a nessuno
Il Caso Rocchi apre una nuova crepa nel calcio italiano e riporta al centro del dibattito la voce di Claudio Gavillucci, ex arbitro di Serie A dismesso dalla CAN otto anni fa. Nelle sue valutazioni, la vicenda non va letta soltanto attraverso i nomi dei singoli protagonisti, ma come il segnale di un assetto che, a suo giudizio, non avrebbe garantito fino in fondo autonomia tecnica, indipendenza e terzietà alla classe arbitrale.

Gavillucci e il paragone che scuote il mondo arbitrale
La cornice è quella dell’inchiesta della Procura di Milano che vede Gianluca Rocchi, responsabile delle designazioni di Serie A e B, e Andrea Gervasoni, supervisore VAR, indagati nell’ipotesi di concorso in frode sportiva. Secondo le ricostruzioni emerse, l’attenzione degli inquirenti riguarda presunte pressioni sulla sala VAR e il tema delle designazioni considerate gradite, mentre entrambi i dirigenti arbitrali si sono autosospesi dai rispettivi incarichi.
Il nodo politico-sportivo: chi può parlare con il designatore
Il passaggio più pesante del ragionamento di Gavillucci riguarda il rapporto tra vertici federali e struttura arbitrale. L’ex fischietto ha contestato l’idea che un presidente federale possa rivolgersi direttamente al designatore per discutere errori tecnici, anche gravi, sostenendo che il canale corretto dovrebbe passare dal presidente dell’AIA. È qui che l’autonomia AIA diventa il vero punto della questione: non una formula astratta, ma una garanzia di separazione dei ruoli.
Il profilo di chi parla pesa nella lettura del caso. Gavillucci ha diretto in Serie A dal 2013 al 2018 ed è rimasto noto per avere fermato Sampdoria-Napoli del 13 maggio 2018 dopo gli insulti razzisti rivolti a Kalidou Koulibaly. Poche settimane più tardi arrivò la dismissione dalla CAN A per valutazioni tecniche, poi oggetto di una lunga battaglia giudiziaria e sportiva che ha alimentato il suo racconto pubblico sul mondo arbitrale.
Il perimetro dell’inchiesta e la posizione dei club
Un elemento decisivo, nelle ore successive all’esplosione del caso, è la precisazione sul perimetro degli indagati: le ricostruzioni giornalistiche e le fonti inquirenti hanno indicato che non risultano coinvolti dirigenti, calciatori o società. Il riferimento all’Inter compare nelle ipotesi investigative sulle designazioni ritenute gradite o sgradite, ma allo stato degli aggiornamenti disponibili il club nerazzurro viene indicato come estraneo al fascicolo.
Sul piano operativo, l’AIA ha scelto di non lasciare scoperta la guida tecnica delle designazioni. Il Comitato Nazionale ha nominato Dino Tommasi responsabile della CAN di Serie A e B al posto di Rocchi, parlando di una decisione orientata alla continuità in vista delle ultime gare di campionato, della Serie B e della finale di Coppa Italia. La scelta serve a proteggere il finale di stagione da un vuoto gestionale in una fase ad altissima esposizione.
Tra accuse da provare e domanda di trasparenza
La vicenda resta nella fase preliminare e impone prudenza, perché le accuse dovranno essere provate nelle sedi competenti. I legali hanno già segnalato nodi difensivi, dalla genericità di alcune contestazioni alla scelta degli indagati di valutare come presentarsi davanti ai magistrati. Proprio per questo, il punto sollevato da Gavillucci non coincide con una sentenza anticipata: riguarda il bisogno di regole e procedure capaci di rendere inattaccabile il confine tra valutazione tecnica, politica federale e giustizia sportiva.
Il richiamo a Calciopoli, dunque, è soprattutto un allarme sul funzionamento del sistema più che una sovrapposizione automatica tra epoche e responsabilità. Gavillucci sostiene che l’indipendenza degli arbitri debba essere rispettata in modo sostanziale, non solo proclamata, e che la credibilità del calcio passi anche da un’AIA percepita come autonoma nelle scelte tecniche. È questo il terreno su cui il caso Rocchi rischia di lasciare il segno oltre l’esito dell’inchiesta.
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