Singapore 2026

Hamilton, la sosta mancata a Singapore: il malessere non spiega l’errore

Scritto da Michael Sousa, 14 Ottobre 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

Ferrari chiamò Hamilton ai box al giro 39, ma il pilota proseguì e chiuse sesto: il malessere successivo non dimostra un calo di concentrazione.

La frase «Ho mancato l’ingresso» Al giro 39 del Gran Premio di Singapore, durante la Virtual Safety Car, Ferrari chiamò ai box entrambe le vetture: Charles Leclerc si fermò, mentre Lewis Hamilton proseguì e concluse la gara sesto. Il malessere accusato dopo la corsa non basta a dimostrare che abbia perso concentrazione al momento della chiamata.

La frase «Ho mancato l’ingresso» Al giro 39 del Gran Premio di Singapore, durante la Virtual Safety Car, Ferrari chiamò ai box entrambe le vetture: Charles Leclerc si fermò, mentre Lewis Hamilton proseguì e concluse la gara sesto.

La frase «Ho mancato l’ingresso» Al giro 39 del Gran Premio di Singapore, durante la Virtual Safety Car, Ferrari chiamò ai box entrambe le vetture: Charles Leclerc si fermò, mentre Lewis Hamilton proseguì e concluse la gara sesto.

La ricostruzione del team principal Frederic Vasseur è netta: Ferrari aveva disposto la doppia sosta e Hamilton non imboccò la pit lane. Vasseur disse che, fermandosi, il pilota sarebbe arrivato terzo. Hamilton, invece, si assunse la responsabilità della decisione e spiegò di aver scelto di restare in pista per provare a conservare la posizione. Sono versioni che convergono sull’ordine impartito, ma non descrivono allo stesso modo il passaggio decisivo: un ingresso mancato per Vasseur, una scelta di continuare nel racconto di Hamilton.

La scelta delle gomme rende meno lineare l’idea di una ribellione improvvisa al muretto. Alla partenza Hamilton aveva montato le medie, mentre Leclerc e Max Verstappen erano sulle soft: Vasseur spiegò che Ferrari aveva diversificato le mescole e affidato a Leclerc la gomma più aggressiva per tentare di insidiare il poleman. Hamilton, britannico di 41 anni, avrebbe preferito un’altra impostazione; il suo primo pit stop arrivò a fine giro 18, in anticipo rispetto alla finestra Pirelli indicata per il cambio delle medie, tra il 25° e il 31° giro.

La neutralizzazione che aprì la finestra per la doppia sosta fu provocata dal problema alla frizione della Aston Martin di Lance Stroll, fermatasi dopo 36 giri. Leclerc entrò ai box; Hamilton rimase fuori e si ritrovò secondo alle spalle di Verstappen. La scelta non lo condannò subito: recuperò terreno su Leclerc e al giro 46 lo superò, riprendendosi la seconda posizione. Ma la lunga permanenza con le soft montate al giro 18, uno stint di 44 giri, rese sempre più pesante la fase conclusiva.

Hamilton riferì di aver lottato con il degrado negli ultimi giri e di aver perso tre posizioni, fino al sesto posto. La sequenza finale mostra il costo sportivo della gomma usurata: Norris tentò il sorpasso, Hamilton finì nella via di fuga alla curva 1 e Antonelli passò prima la McLaren e poi la Ferrari; Piastri, rientrato ai box per una foratura lenta, lo superò più avanti. Le ricostruzioni collocano il sorpasso di Norris al giro 54 o al 55, ma concordano sull’esito: Hamilton chiuse sesto, a 53,188 secondi dal vincitore.

Le condizioni fisiche di Hamilton offrono un contesto, ma non chiariscono la causa dell’errore. Motorsport.com riferì che il pilota non era arrivato a Singapore in perfette condizioni e descrisse caldo e umidità estremi: 30 °C nell’aria e 43 °C sull’asfalto. Una precedente VSC, al giro 7, era stata provocata dalla rottura del cambio dell’Audi di Gabriel Bortoleto; la marcia lenta avrebbe favorito il ristagno di aria calda e negli abitacoli si sarebbero superati i 50 °C. Anche Kimi Antonelli avrebbe accusato la fatica di quelle condizioni: un contesto che rende plausibile interrogarsi su un calo, ma non dimostra che abbia causato il mancato ingresso ai box.

Dopo la gara Hamilton accusò un malessere al parco chiuso, fu visitato dai medici del Centro Medico e ottenne dalla FIA l’esenzione dagli impegni con i media. È un elemento concreto, così come la spossatezza riferita al termine della corsa; non stabilisce però quando il malessere sia iniziato né se abbia determinato il mancato ingresso al giro 39. Hamilton si scusò con la squadra e disse di averle fatto perdere punti preziosi; Vasseur definì un peccato rinunciare a un possibile secondo e terzo posto e annunciò che ne avrebbe parlato con il pilota per evitare episodi simili.

Hamilton mancò la sosta chiamata dalla squadra e proseguì con le gomme che, nel finale, lo esposero al degrado. Il malessere rende legittimo chiedersi se la concentrazione abbia avuto un ruolo, ma non consente di indicarlo come causa certa. Resta anche il nodo della gestione Ferrari: Vasseur disse che avrebbe discusso con Hamilton la differenza tra l’ordine impartito e quanto accaduto in pit lane.

Potrebbe interessarti anche: