Gattuso e Inzaghi, vent’anni dopo Berlino sono in vetta con Lazio e Palermo tra Serie A e Serie B
Nel ventennale del Mondiale, Gattuso guida la Lazio in Serie A e Inzaghi il Palermo in Serie B: li uniscono gavetta, passione e lavoro quotidiano.
A vent’anni dal Mondiale di Berlino, Gennaro Gattuso e Filippo Inzaghi sono oggi al comando delle due principali serie italiane: Gattuso guida la Lazio in Serie A, Inzaghi il Palermo in Serie B. Il loro presente in panchina richiama un tratto che va oltre il titolo vinto nel 2006: la passione per il calcio e una formazione costruita con il lavoro quotidiano.

Gattuso alla Lazio e Inzaghi al Palermo: il presente dei campioni di Berlino
Il legame tra i due affonda anche in un ricordo di Coverciano. Nel maggio 2012, mentre la Nazionale di Cesare Prandelli preparava l’Europeo, undici campioni del mondo del 2006 frequentavano un corso speciale per allenatori. Gattuso, incontrato al bar, chiese chi del gruppo sarebbe diventato il tecnico migliore; fu lui stesso a indicare Inzaghi, convinto che avesse già la mentalità giusta per la panchina.
La previsione nasceva dall’attenzione di Inzaghi ai dettagli degli avversari. I compagni scherzavano dicendo che il pallone lo seguisse; lui, invece, studiava i difensori e cercava il punto debole di ciascuno. Se uno stopper faticava a girarsi verso destra, Pippo attaccava proprio quel lato. Un approccio da attaccante che già includeva una lettura del gioco utile anche in panchina.
Per Gattuso la lezione passava dalla ripetizione dei fondamentali. Ciso Pezzotti, collaboratore tecnico di Marcello Lippi e suo allievo prediletto, gli lanciava il pallone e Rino glielo restituiva al volo anche quando gli altri compagni erano già sotto la doccia. Gattuso chiamava quel lavoro supplementare «allenamento invisibile»: un modo per provare a recuperare, con applicazione, il talento che apparteneva ad altri.
La stessa abitudine al lavoro viene richiamata a proposito di Provstgaard, descritto come un giocatore che si ferma per allenarsi ancora e migliorare. È un esempio che accompagna una distinzione concreta: chi ha conosciuto i propri limiti da calciatore può sapere come affrontarli e insegnare a superarli. Il confronto è con Michel Platini, che confidava di non capire perché i suoi giocatori non riuscissero a eseguire gesti per lui elementari.
Nel ritratto dei due tecnici, la panchina non è un passaggio casuale dopo la carriera da calciatori. Per Gattuso e Inzaghi allenare è una passione che li coinvolge profondamente, fino a togliere il sonno; per campioni come Falcao e Maradona, invece, la panchina era stata descritta come un passatempo. Anche un paio di scarpe racconta la confidenza tra Rino e Pippo: Inzaghi segnò indossando quelle sottratte a Gattuso e non voleva restituirgliele. Oggi il loro percorso comune si ritrova, da due panchine diverse, in testa alle rispettive classifiche.
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