I numeri

Inter, lo scudetto numero 21 raccontato dai numeri: punti, gol e record del dominio nerazzurro

Scritto da Manuel Bendoni, 4 Maggio 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

Dagli 82 punti ai gol di Lautaro e Thuram, fino al record di assist di Dimarco: le statistiche del tricolore nerazzurro.

Lo scudetto numero 21 dell’Inter non è soltanto una festa, ma una fotografia statistica molto chiara di superiorità. Il 2-0 al Parma ha consegnato il titolo con tre giornate ancora da giocare, portando i nerazzurri a 82 punti e chiudendo una corsa che nelle ultime settimane era diventata sempre meno contendibile. Thuram e Mkhitaryan hanno firmato la partita della certezza matematica, ma dietro quella notte ci sono mesi di continuità, produzione offensiva e controllo della classifica.

Scudetto numero 21 per l'Inter

La classifica certifica il distacco

Il primo numero da cui partire è la classifica: 82 punti in 35 partite, con 26 vittorie, 4 pareggi e 5 sconfitte. Il Napoli, secondo, è rimasto a quota 70 dopo il pari di Como, mentre Milan e Juventus sono più lontane nella corsa alle posizioni Champions. Il vantaggio di 12 punti, con appena nove punti ancora disponibili, dà al tricolore nerazzurro una dimensione aritmetica netta: non una volata risolta al dettaglio, ma un campionato chiuso prima dell’ultimo rettilineo.

La forza del percorso emerge anche dalla qualità delle vittorie. L’Inter ha vinto 26 volte su 35 e, secondo le ricostruzioni statistiche disponibili, in 17 occasioni lo ha fatto con almeno due gol di scarto. È un dato che racconta quanto spesso la squadra di Chivu sia riuscita a trasformare la superiorità in risultato largo, senza limitarsi alla gestione minima. Non a caso, per la sesta volta nella sua storia il club nerazzurro conquista lo scudetto con almeno tre giornate d’anticipo.

Gol, differenza reti e solidità difensiva

L’altra cifra guida è quella dei gol: 82 reti segnate e 31 subite, per una differenza reti di +51. La distanza offensiva rispetto al Napoli è enorme, perché i nerazzurri hanno segnato 30 gol in più della seconda in classifica. Il dato difensivo completa il quadro: la squadra ha concesso poco, ha retto nei momenti in cui la stagione si è complicata e ha costruito il titolo su un equilibrio raro tra pressione alta, profondità della rosa e concretezza sotto porta.

Dentro l’attacco da 82 reti ci sono gerarchie precise. Lautaro Martinez ha guidato il reparto con 16 gol, Marcus Thuram lo ha seguito con 13, mentre Hakan Calhanoglu ha aggiunto nove reti da centrocampista, confermando il peso dei gol distribuiti su più zone del campo. La differenza rispetto alle inseguitrici sta anche qui: l’Inter non ha vissuto soltanto su una coppia offensiva, ma su una produzione collettiva costante e alimentata da tanti interpreti.

Dimarco, assist e palla inattiva: il lato creativo del trionfo

Tra i numeri individuali più significativi c’è la stagione di Federico Dimarco, arrivato a 18 assist in campionato e indicato dalla Lega Serie A come nuovo riferimento assoluto nell’era dei tre punti. Il suo rendimento racconta una parte decisiva dello scudetto: cross, calci piazzati, letture da quinto di centrocampo e una partecipazione offensiva che ha spostato la struttura della squadra. A questo si aggiungono i gol da fermo e da fuori, diventati un marchio tecnico della corsa nerazzurra.

Chivu e la prima stagione da titolo

Il titolo ha anche il volto di Cristian Chivu, capace di trasformare la sua prima stagione nerazzurra da allenatore in uno scudetto. Le analisi internazionali hanno sottolineato l’impronta del suo lavoro: squadra aggressiva, pressione più alta, difesa solida e capacità di ruotare anche quando gli attaccanti hanno avuto problemi fisici. Il successo pesa ancora di più perché arriva dopo un’annata precedente chiusa con delusioni pesanti, dal campionato perso all’ultima giornata alla finale europea crollata contro il PSG.

Il quadro finale, quindi, è quello di uno scudetto vinto con numeri pesanti e con un’identità riconoscibile. Secondo titolo in tre anni, ventunesimo nella storia del club, margine ampio sulle rivali e statistiche che restano aperte perché mancano ancora tre giornate. La parte più importante, però, è già scritta: l’Inter ha chiuso il campionato prima del tempo non solo perché ha battuto il Parma nella notte decisiva, ma perché ha costruito per mesi un vantaggio che nessuno è più riuscito a riaprire.

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