Inchiesta arbitri, Inter al momento fuori: perché il paragone con Calciopoli va maneggiato con cautela
Il fascicolo del pm Ascione riguarda il mondo arbitrale: Rocchi autosospeso, Tommasi ad interim e Procura Figc in attesa degli atti.
La parola che pesa, in queste ore, è soprattutto una: cautela. L’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale ha riacceso un riflesso antico del calcio italiano, quello del paragone immediato con Calciopoli, ma il quadro oggi disponibile racconta un passaggio diverso: l’Inter e i suoi dirigenti, allo stato, non risultano indagati. Le fonti inquirenti citate dagli organi di informazione collocano gli iscritti nel fascicolo dentro il mondo arbitrale, con quattro o cinque partite sotto osservazione e nessuna gara dell’attuale campionato indicata come oggetto del mirino del pm Maurizio Ascione.

Il punto fermo: il club nerazzurro oggi non è nel registro
Rocchi, Gervasoni e l’ipotesi di frode sportiva
Al centro del fascicolo c’è Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e Serie B, raggiunto da un invito a comparire nell’ambito dell’ipotesi di concorso in frode sportiva. Con lui è finito sotto la lente anche Andrea Gervasoni, supervisore Var, mentre entrambi hanno scelto l’autosospensione dai rispettivi incarichi. Le accuse, ancora da verificare in sede giudiziaria, ruotano attorno a presunte interferenze nella sala Var e a designazioni considerate dagli inquirenti orientate verso arbitri ritenuti graditi in determinati contesti.
Il perimetro noto dell’indagine si è poi allargato ad altri profili: Daniele Paterna risulta coinvolto per false informazioni al pubblico ministero, mentre Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo vengono indicati tra gli addetti Var iscritti nel fascicolo. Il tema non è soltanto il singolo episodio, ma la possibile ricostruzione di una catena di decisioni, valutazioni e comunicazioni maturate fra Lissone, designazioni e partite della stagione precedente. È qui che la vicenda diventa delicata per tutto il sistema, perché tocca il cuore della credibilità arbitrale.
Le partite citate dagli atti e il nodo delle designazioni
Le contestazioni attribuite a Rocchi, secondo le ricostruzioni pubblicate, seguono tre direttrici principali. La prima riguarda la designazione di Colombo per Bologna-Inter dell’aprile 2025; la seconda chiama in causa la gestione del nome di Doveri fra la semifinale di Coppa Italia Inter-Milan e le successive partite considerate sensibili; la terza porta alla gara Udinese-Parma e alla presunta violazione del protocollo Var con induzione all’on field review per un rigore a favore dei friulani. In parallelo, altre verifiche citano Inter-Verona del gennaio 2024 e Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025.
La genesi sportiva della vicenda passa dall’esposto dell’ex assistente Domenico Rocca, trasmesso all’epoca alla Procura federale. La posizione della Figc, attraverso Giuseppe Chiné, è che quel materiale riguardasse il presunto intervento esterno in sala Var durante Udinese-Parma e che l’indagine sportiva fosse stata archiviata per assenza di condotte disciplinarmente rilevanti. Ora, però, la Procura federale ha chiesto gli atti a Milano: la riapertura sul piano sportivo dipenderà dall’eventuale presenza di elementi nuovi e decisivi.
L’Aia prova a tenere in piedi il finale di stagione
Nel frattempo l’Associazione Italiana Arbitri ha scelto una soluzione di continuità per non lasciare scoperta la Can nel tratto più sensibile della stagione. Dino Tommasi ha assunto le funzioni di responsabile della Commissione Arbitri Nazionale per Serie A e B, prendendo il posto operativo di Rocchi fino al termine del campionato e in vista della finale di Coppa Italia. La mossa serve a separare il piano giudiziario dalla gestione quotidiana delle designazioni, anche se il clima resta inevitabilmente pesante.
La linea dell’Inter: stupore, estraneità e nessun arbitro preferito
La posizione nerazzurra, almeno sul piano pubblico, è stata affidata alle parole del presidente Giuseppe Marotta, che ha rivendicato la correttezza del club e negato l’esistenza di arbitri graditi o non graditi all’Inter. È un passaggio centrale perché distingue il rumore mediatico dall’attuale stato degli atti: un conto sono le ipotesi degli inquirenti su scelte e condotte del mondo arbitrale, altro è il coinvolgimento formale di una società o dei suoi dirigenti, che in questo momento non emerge dalle informazioni disponibili.
Il fantasma del 2006 e il rischio di una scorciatoia narrativa
Il paragone con Calciopoli è comprensibile sul piano emotivo, ma va usato con estrema prudenza. Nel luglio 2006 la Juventus fu retrocessa in Serie B dalla giustizia sportiva, perse lo scudetto 2004-05 e vide non assegnato quello 2005-06 nelle decisioni federali successive; anche altri club furono colpiti da penalizzazioni. A quasi vent’anni da quella frattura, il calcio italiano si ritrova davanti a un’inchiesta che richiama lo stesso trauma collettivo, ma oggi non c’è ancora una sentenza, non c’è un deferimento sportivo sul nuovo fascicolo e non c’è un club formalmente coinvolto.
La vera partita, ora, è nelle mani del pm Maurizio Ascione e nella capacità degli organismi sportivi di leggere gli atti senza farsi trascinare dalla pressione della piazza. Se emergeranno prove nuove, la Procura federale potrà muoversi sul proprio binario; se non emergeranno, resterà il danno d’immagine di un sistema che continua a generare sospetti. Chiamarla già Calciopoli bis può far titolo, ma rischia di confondere il sospetto con l’accertamento: il calcio italiano ha bisogno di verità, non di scorciatoie.
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