Ciclone arbitrale

Caso Rocchi e FIGC, commissariamento e norme attuali

Scritto da Francesco Andriani, 27 Aprile 2026 - Tempo di lettura: 2 minuti

Il fascicolo sul designatore riporta al centro il ruolo del CONI e i limiti giuridici di un commissariamento

Il caso Rocchi non è più soltanto una vicenda arbitrale, ma è diventato un passaggio politico-sportivo capace di riaccendere il tema del commissariamento della FIGC. Il designatore degli arbitri di Serie A e B è finito nell’inchiesta della Procura di Milano per l’ipotesi di concorso in frode sportiva e si è autosospeso, mentre il Governo e la Procura generale dello Sport del CONI hanno chiesto chiarimenti sulla precedente gestione del fascicolo in sede sportiva.

Rocchi sceglieva arbitri graditi all’Inter

Cosa può fare il CONI secondo le norme

Il punto decisivo è che, nel quadro oggi in vigore, il potere di commissariare una federazione sportiva nazionale non appartiene direttamente alla politica. Lo schema passa dal CONI: la Giunta Nazionale propone il commissariamento e il Consiglio Nazionale lo delibera nei casi previsti, cioè gravi irregolarità di gestione, gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi, impossibilità di funzionamento degli stessi organi oppure problemi tali da incidere sul regolare avvio o svolgimento delle competizioni nazionali.

Perché l’inchiesta non produce effetti automatici

La soglia, però, è alta e non coincide con l’esistenza di un’indagine penale. Le accuse nei confronti di Rocchi devono ancora essere accertate e lo stesso designatore non rientra negli organi direttivi della Federcalcio: questo rende il percorso più complesso. L’eventuale spazio per un intervento nascerebbe solo se dagli atti emergesse un malfunzionamento grave del sistema federale o della giustizia sportiva, non dalla sola pressione mediatica del momento.

Il nodo dell’archiviazione sportiva

Il cuore della questione istituzionale riguarda la precedente archiviazione in ambito sportivo. Secondo le ricostruzioni emerse, la Procura federale aveva ricevuto nel maggio 2025 un esposto relativo al presunto intervento esterno in sala Var durante Udinese-Parma e aveva poi proposto l’archiviazione, condivisa dalla Procura generale dello Sport. Dopo l’apertura del fascicolo milanese, Giuseppe Chiné ha spiegato di aver chiesto gli atti alla Procura di Milano per valutare eventuali elementi nuovi e, se necessario, riaprire l’indagine sportiva.

Una Federcalcio già in transizione

La vicenda si innesta in una fase già delicata per la Federcalcio. Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni e la FIGC ha fissato per il 22 giugno l’assemblea straordinaria elettiva per scegliere il nuovo presidente. In questo contesto, l’ipotesi commissariale diventa anche un tema di equilibrio tra autonomia sportiva, calendario istituzionale federale e richiesta politica di un cambio di passo nella governance del calcio italiano.

Garanzie, continuità e prossimi passaggi

La conseguenza più immediata, al momento, è operativa: Rocchi e Andrea Gervasoni si sono autosospesi e l’AIA deve garantire continuità alle designazioni. Sul piano disciplinare e istituzionale, invece, serviranno atti concreti e accertamenti formali prima di qualsiasi decisione più radicale. La Lega Serie A ha difeso la regolarità del campionato e ha richiamato il principio di garanzia, mentre il dossier resta sospeso tra indagine ordinaria, giustizia sportiva e possibili valutazioni del CONI.

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