Inter, cinque rossi in cinque stagioni: il dato che alimenta il caso arbitri
La statistica sui cartellini rossi si intreccia con le accuse sulle designazioni arbitrali
Il numero è diventato materiale da dibattito in pieno clima di bufera arbitrale: nelle ultime cinque stagioni prese in esame, l’Inter risulta ferma a cinque cartellini rossi in campionato, una quota molto più bassa rispetto a molte rivali dirette. Il dato, da solo, non può trasformarsi in una sentenza e non dimostra automaticamente un trattamento di favore, ma pesa nella discussione pubblica perché arriva mentre l’inchiesta su Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni ha riportato al centro il tema di uniformità, designazioni e gestione del Var.

Il punto fermo: il club nerazzurro oggi non è nel registro
La fotografia dei rossi dal 2021/22
La ricostruzione circolata nel dibattito televisivo e poi rilanciata da diverse testate prende come base la stagione 2021/22 e indica una distanza netta: Lazio a quota 26 espulsioni, Milan e Bologna a 21, Roma a 17, Juventus e Fiorentina a 15, Napoli a 11, Atalanta a 10 e Inter a 5. Il confronto colpisce soprattutto perché riguarda un periodo lungo, non una singola annata condizionata da episodi isolati, e perché i nerazzurri si trovano in fondo alla graduatoria pur avendo giocato stabilmente ai vertici.
La lettura diventa ancora più delicata quando si passa dal totale al peso reale delle singole espulsioni. Nella serie citata compaiono il rosso a Skriniar in Inter-Empoli del gennaio 2023, quello a Gagliardini a Napoli pochi mesi dopo, la doppia espulsione D’Ambrosio-Paredes nel finale di Inter-Juventus, il rosso a Dumfries nel derby scudetto del 2024 e quello a Bastoni al 95′ di Atalanta-Inter nel marzo 2025. Non tutti questi episodi hanno avuto lo stesso impatto: alcuni sono arrivati a gara praticamente esaurita, altri hanno davvero modificato lo sviluppo del match.
Dal caso Kalulu al rumore sull’uniformità
A rendere più esplosiva la statistica è stato anche il precedente del derby d’Italia del febbraio 2026, quando Pierre Kalulu fu espulso per doppia ammonizione contro l’Inter dopo un episodio con Alessandro Bastoni. Rocchi riconobbe pubblicamente l’errore dell’arbitro La Penna e il limite regolamentare del Var, che non poteva correggere un secondo giallo. Da lì il discorso sui rossi è uscito dalla semplice contabilità ed è diventato un argomento politico-sportivo: non solo quanti cartellini vengono mostrati, ma quando, perché e con quale margine di correzione.
L’inchiesta Rocchi e il perimetro delle accuse
Il capitolo giudiziario è un piano diverso dalla statistica disciplinare, ma oggi i due filoni si alimentano a vicenda nel racconto pubblico. Rocchi, designatore di Serie A e B, e Gervasoni, supervisore Var, sono indagati dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva e si sono autosospesi. Le contestazioni riguardano presunte interferenze nella sala Var e ipotesi di designazioni orientate verso arbitri considerati graditi all’Inter, con riferimenti a gare della stagione 2024/25 come Bologna-Inter e la semifinale di Coppa Italia tra Inter e Milan.
Dentro le carte richiamate dai media compare anche la lettera dell’ex assistente Domenico Rocca, dalla quale è ripartita la vicenda dopo l’archiviazione sportiva. In quel documento si citavano più episodi, compreso Inter-Roma del 27 aprile 2025, con il possibile rigore su Bisseck non concesso ai nerazzurri: un passaggio che, paradossalmente, nella lettura dello stesso esposto avrebbe danneggiato l’Inter e favorito il Napoli nella corsa scudetto. È uno degli elementi che rendono il quadro meno lineare di quanto suggerisca la sola etichetta dei presunti favori.
La posizione dell’Inter
Il club nerazzurro, attraverso Giuseppe Marotta, ha respinto l’idea di avere arbitri graditi o sgraditi e ha rivendicato la propria estraneità alla vicenda. Al momento, secondo le ricostruzioni disponibili, non risultano tesserati dell’Inter iscritti nel registro degli indagati. La società fa notare inoltre che alcune gare richiamate nell’inchiesta, come Bologna-Inter e Inter-Milan di Coppa Italia, finirono con risultati sportivamente pesantissimi per la squadra allora allenata da Simone Inzaghi, dettaglio che complica ogni lettura automatica in chiave pro-nerazzurra.
La conclusione, per ora, è meno semplice dello slogan da social. Cinque rossi in cinque campionati sono un dato anomalo, soprattutto se confrontato con i numeri delle concorrenti, e meritano una discussione tecnica sulla coerenza dei criteri arbitrali. Ma un dato statistico non basta a stabilire dolo, favoritismi o responsabilità sportive. La differenza fra sospetto, errore e prova resta decisiva: sarà l’inchiesta a chiarire il perimetro delle eventuali condotte, mentre al campo e agli analisti spetta leggere i numeri senza trasformarli in verdetti preventivi.
Potrebbe interessarti anche:






