Genoa-Juventus

«Non è più la nostra Juventus»: dopo il ko col Genoa esplode la rabbia dei tifosi

Scritto da Gennaro Manzari, 29 Ottobre 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

Dopo il 2-0 del Genoa, i tifosi bianconeri contestano identità e atteggiamento della squadra, si dividono sulle responsabilità e chiamano in causa Spalletti e la società.

Il 2-0 incassato contro il Genoa ha acceso la protesta dei tifosi della Juventus sui social. Centinaia di sostenitori hanno manifestato amarezza per la prestazione, allargando le critiche dai giocatori a Luciano Spalletti e alla società.

Juventus, tifosi in rivolta dopo il 2-0 col Genoa: contestati squadra, Spalletti e società

Juventus, tifosi in rivolta dopo il 2-0 col Genoa: contestati squadra, Spalletti e società

Il malcontento non riguarda soltanto il risultato. Nei commenti ricorrono accuse di mancanza di identità, carattere e spirito combattivo; a preoccupare sono anche l’atteggiamento in campo, la scarsità di idee e la difficoltà nel reagire. Per una parte della tifoseria la Juventus avrebbe smarrito una mentalità che l’ha contraddistinta per decenni. Da qui le richieste di una svolta immediata e, in alcuni casi, l’invito a disertare lo stadio.

Il tono dei messaggi restituisce una delusione che pesa soprattutto tra chi segue la squadra da molto tempo. Silvio Sarteur scrive che non dovrebbe più essere chiamata Juventus, perché a suo giudizio non lo è più. Pino Gallinica domanda che squadra sia e afferma di non averne mai vista una così scarsa. Bruno Vicentini, che dichiara di seguire i bianconeri da 55 anni, definisce questa Juve «penosa e inguardabile» e chiede un cambio immediato in panchina, temendo un ulteriore peggioramento. Giuseppe Romanelli, 76 anni, dice di vergognarsi per la prima volta di essere juventino e si rivolge alla «gloriosa» maglia con parole di compassione.

Spalletti è al centro di una parte consistente della contestazione. Scarfo AntiproGino gli chiede di andarsene; Giancarlo Tagani scrive che, al suo posto, preparerebbe le valigie. Aldo Rosalia Giunta contesta la capacità di schierare una formazione «dignitosa» e ne invoca le dimissioni. Ma l’allenatore non è l’unico bersaglio: Vittorio Giuliani lo assolve, attribuendo le difficoltà alla scarsa qualità del materiale a disposizione e segnalando problemi nelle diverse fasi di gioco. Nicola Lotito sostiene che la responsabilità non sia soltanto di Spalletti e ricorda, nel suo commento, che la Juventus ha cambiato tre allenatori in tre anni.

Le critiche entrano anche nel merito delle prestazioni individuali e delle scelte di formazione. Giacomo Damiani domanda se Andrea Cambiaso debba giocare per forza e lo giudica «inguardabile». Rino Mastromauro contesta invece l’impiego di Cambiaso mentre Zhegrova resta in panchina. Per Marcello Parrotto, il problema è più generale: la squadra va sotto con facilità già nel primo tempo, segnale di un approccio mentale che definisce sbagliato e svogliato. Tra i timori espressi online c’è quello di una Juventus troppo fragile, incapace di reagire e di imporre il proprio gioco.

Serie A28 Ott 2026
Stemma GenoaGenoa
FINALE2 – 0Partita terminata
Stemma JuventusJuventus

Gol e marcatori

  1. 12'Kingsley Ehizibue
  2. 28'Tommaso Baldanzi

Commento completo

La protesta si traduce anche in ipotesi di disimpegno. Giuseppe Lancione invita a non andare allo stadio e Giuseppe Alesci insiste perché i tifosi smettano di frequentarlo. Gianluca Vicini racconta di non aver rinnovato l’abbonamento e precisa che sono già tre anni che non lo fa. Altri, però, continuano a seguire la squadra nonostante la delusione: Lino Battaglia definisce la situazione una vergogna e scrive che dovrà percorrere 1.400 chilometri per vedere la Juventus, che giudica a sua volta vergognosa. Il suo messaggio mette in contrasto il sacrificio dei sostenitori e ciò che vedono in campo.

Per altri tifosi il problema supera la panchina e chiama in causa la gestione societaria. Giuseppe Cuniglione definisce la Juventus una squadra «provinciale» e sostiene che neppure Conte, Klopp o Guardiola potrebbero risolvere la situazione finché resteranno Elkann e la sua cerchia; aggiunge che, a suo giudizio, i risultati sono simili da anni. Francesco Marino domanda dove siano i dirigenti. Angelo Marianeve sottolinea l’instabilità tecnica e afferma che in tre anni sono stati cambiati più allenatori che nei precedenti cento anni di storia del club. Tra le proposte più radicali, Claudio Nieto E Vincenza suggerisce di vendere tutti i giocatori e puntare sulla Next Gen.

Il pessimismo arriva anche a evocare il rischio retrocessione: Antonio Gionti scrive che la squadra è da Serie B, mentre Silvio Iengo teme che, «di questo passo», possa finirci. Alessandro Manca la definisce «la squadra materasso», Fabio Acquaviva dice di considerarla ormai alla frutta e Viviana Finello parla di un disastro. Tra le soluzioni invocate compare il ritorno di Conte, auspicato da Lemmy Ian Fraser. Non tutti, però, intendono allontanarsi: Matilde Petaroscia attribuisce i problemi ai giocatori, giudicati lenti, imprecisi e senza idee, ma dice che continuerà a sostenere la Juventus, seppure a malincuore. Lucia Gamba invita infine a evitare gli insulti, perché non servono.

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