Tennis e Ironman

Magnus Norman verso il team di Sinner: cuore, allergie e la passione per l’Ironman del futuro allenatore

Scritto da Luca Turtulici, 28 Ottobre 2026 - Tempo di lettura: 6 minuti

Il Times indica Norman nel team di Sinner dal 2027, senza annuncio ufficiale: dall’intervento al cuore all’Ironman, la storia del possibile nuovo coach.

Il Times indica Magnus Norman come nuovo allenatore di Jannik Sinner dal 2027: secondo quanto riportato, entrerebbe al posto di Darren Cahill e lavorerebbe accanto a Simone Vagnozzi, mantenendo la formula a due tecnici. La scelta non è ancora ufficiale. Per Norman sarebbe il capitolo più ambizioso di una carriera passata dal numero 2 del mondo alla panchina dei campioni.

Il 2000 fu il suo anno migliore da giocatore. A gennaio raggiunse la semifinale dell’Australian Open; a maggio vinse gli Internazionali d’Italia al Foro Italico, battendo in finale il campione uscente Gustavo Kuerten. Era il primo svedese a conquistare il torneo dopo Mats Wilander, vincitore nel 1987. Il 12 giugno Norman salì al secondo posto del ranking mondiale.

Chi è Magnus Norman, possibile nuovo allenatore di Jannik Sinner dal 2027

Chi è Magnus Norman, possibile nuovo allenatore di Jannik Sinner dal 2027

Al Roland Garros ritrovò Kuerten in finale e perse dopo aver annullato dieci match point. Una vittoria gli avrebbe consegnato il numero 1, traguardo che a fine stagione andò invece al brasiliano. Tra il 1999 e il 2000 Norman raccolse dieci titoli, più di qualsiasi altro giocatore del circuito; in carriera ne vinse dodici. Nel 1998 contribuì inoltre alla conquista della Coppa Davis svedese, nella finale di Milano contro l’Italia.

Dalla vetta del ranking al ritiro

Nato nel 1976 a Filipstad, nella Svezia occidentale, Norman crebbe in un ambiente in cui lo sport era parte della vita quotidiana. La nonna gli regalò la prima racchetta per l’ottavo compleanno. A Filipstad non c’erano maestri di tennis e lui imparò a organizzarsi da solo: già a dodici anni teneva diari di allenamento e annotava progressi e movimenti. Il padre Leif giocava a bandy in seconda divisione, la madre Leena aveva nuotato nella nazionale svedese e il fratello Marcus scelse a sua volta il bandy, una disciplina simile all’hockey praticata su un grande campo di ghiaccio con una pallina. A sedici anni Magnus era abbastanza bravo da giocare in nazionale, ma scelse il tennis senza abbandonare il bandy. Da tifoso, indicò come suo momento sportivo più bello l’oro svedese nell’hockey a Lillehammer 1994; il suo idolo tennistico era Stefan Edberg.

La sua ascesa fu interrotta da problemi fisici. Nel 1998, durante la fase migliore della carriera, Norman fu operato per un’anomalia a una valvola cardiaca che gli provocava un battito irregolare. Tornò in campo e visse le stagioni più brillanti, ma in seguito arrivarono i problemi all’anca e al ginocchio. Nel 2001 un grave infortunio all’anca causò il suo stop più lungo; dopo due stagioni segnate dagli infortuni, si ritirò ufficialmente nel 2004, a 27 anni. La sua ultima partita risaliva al settembre 2003.

Per tre anni non prese in mano una racchetta e non guardò tennis. Si dedicò agli studi di marketing ed economia e lavorò in una società di gestione di fondi, lontano dagli spogliatoi. Il ritorno arrivò quando l’ex compagno di doppio Thomas Johansson gli propose di accompagnarlo a un torneo: Norman prese una settimana di ferie e partì. In quei giorni capì di voler allenare; spiegò in seguito di sentire di aver lasciato qualcosa in sospeso con il tennis.

Allergie e sfide di resistenza

Da giocatore dovette fare i conti anche con allergie ai pollini di graminacee e betulla e al pelo di molti animali. La stagione sull’erba era la più difficile: a Wimbledon gli occhi potevano prudergli se si asciugava il sudore con la mano che aveva toccato la palla; in primavera spesso gli si gonfiavano. A Roma, raccontò alla rivista svedese Allergia, allungava il tragitto fra albergo, ristorante e campi per evitare un boschetto in fiore. Proprio nella capitale vinse però il titolo più importante della sua carriera da giocatore.

Durante le partite si sentiva meglio mentre si muoveva e sudava; i sintomi comparivano al mattino o tra un match e l’altro, quando il corpo recuperava. Diceva di soffrire più in Europa che negli Stati Uniti e di non essere stato seguito da un medico per l’allergia: ricorreva ad antistaminici da banco e spray nasali, anche per timore di problemi con l’antidoping. Oggi considera quella mancata gestione una lacuna del sistema sportivo e sostiene che l’allergia sia una forma di infortunio, da affrontare come un problema al ginocchio. Ha anche scherzato sul fatto che forse la condizione contribuì ai suoi risultati non brillanti a Wimbledon.

La sfida di resistenza più impegnativa arrivò dopo il ritiro. Nel 2016 Norman non riusciva a nuotare per 25 metri; l’estate di quell’anno provò un mezzo Ironman a Jönköping e, il 23 luglio 2017, si presentò alla partenza della gara completa di Nizza. Il percorso comprendeva 3,8 chilometri a nuoto, 180 in bicicletta e una maratona. L’idea era nata come regalo per i suoi quarant’anni e come raccolta fondi per la ricerca sulle allergie nei bambini. Un programma rigoroso rese il nuoto la parte più facile da imparare, contro le aspettative; la bicicletta fu più ostica e Norman raccontò di non essersi mai abituato al sellino.

Norman concluse l’Ironman di Nizza in 12 ore, 10 minuti e 23 secondi. Nel resoconto pubblicato sul suo blog descrisse il caldo della Costa Azzurra, le gomme della bici un po’ sgonfie per la temperatura e le barrette caricate all’ultimo per evitare che si sciogliessero. La corsa finale arrivò dopo tre salite, con 35 gradi: scrisse di conoscere il proprio corpo, ma che due giorni non bastavano per abituarsi al calore.

Il metodo costruito da allenatore

Nizza non rimase un episodio isolato. Norman prese parte all’Ironman del Sudafrica, corse le maratone di New York e Oslo, affrontò i 90 chilometri sugli sci di fondo della Vasaloppet e partecipò a Hyrox a Stoccolma. Durante il lungo stop del 2001 aveva riscoperto lo sci: raccontò di aver trascorso Natale e Capodanno a Sälen con la famiglia, di avere percorso almeno dieci chilometri al giorno e di aver partecipato in gioventù anche a gare. In quel periodo andò inoltre a Highbury con l’amico Fredrik Ljungberg per assistere ad Arsenal-Manchester United. Oggi è socio di una società che organizza gare di triathlon ed endurance nel Värmland.

Il principio che Norman ripete ai giovani della sua accademia di Stoccolma è costruire prima l’atleta e poi il tennista. Fondata con gli ex professionisti Nicklas Kulti e Mikael Tillström, Good to Great mantiene un rapporto di tre giocatori per allenatore. Fino ai 14 anni il lavoro è soprattutto generale; lo stile personale prende forma più avanti, intorno ai 15-16. I programmi alternano settimane di base, di avvicinamento ai tornei e di preparazione fisica. I test misurano spostamenti, velocità del servizio e potenza della rotazione del busto; lo staff raccoglie anche dati su carichi, recupero e sonno. Norman, diplomato in scienze del movimento al Gray Institute negli Stati Uniti, dice di riconoscere il talento nella fame negli occhi e dà valore alla capacità di ascoltare e imparare dalle sconfitte.

Il metodo ha accompagnato il lavoro con Robin Söderling, con cui Norman raggiunse due finali consecutive al Roland Garros, nel 2009 e nel 2010; nella prima, lo svedese inflisse a Rafael Nadal la sua prima sconfitta a Parigi. Dal 2013, con Stan Wawrinka, arrivarono tredici titoli, compresi gli Slam vinti agli Australian Open 2014, al Roland Garros 2015 e agli US Open 2016, tutti in finali contro il numero 1 del mondo. Nel 2016 l’ATP nominò Norman allenatore dell’anno; lui attribuì parte del merito ai tecnici che avevano cresciuto Wawrinka. Dal 2021 dirige anche il torneo ATP di Båstad.

Il profilo personale comprende anche la famiglia. Norman vive con la compagna Jessica Wahlgren; le figlie gemelle Elin ed Estelle sono nate dal precedente matrimonio con Linda Dagh. Nel 2016, quando avevano cinque anni, entrambe risultavano allergiche alle proteine del latte: in casa si usavano latte d’avena e prodotti senza latte. Dopo aver assaggiato anacardi, Estelle ebbe una reazione grave, con gonfiore e una lunga permanenza in ospedale; da allora porta compresse nello zaino. L’episodio ispirò l’iniziativa «Race 4 kids with allergies»: per il suo quarantesimo compleanno Norman chiese ad amici e colleghi donazioni al fondo di ricerca dell’associazione svedese per asma e allergie, invece di regali. Un appassionato di New York pagò 30.000 corone per un’ora in campo con lui; all’inizio del 2017 una raccolta aveva superato le 130.000 corone.

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