Como, pochi italiani in rosa: il mercato deve correre per la lista Uefa, sennò è un bel problema
Il club lariano deve completare gli slot dei giocatori formati in Italia per la prima stagione europea
Il Como ha un problema concreto da risolvere prima ancora di affrontare la sua prima stagione europea: la composizione della lista Uefa. L’elenco dei 25 giocatori da presentare entro il 2 settembre 2026 dovrà rispettare i vincoli sui calciatori formati localmente, ma la rosa attuale è composta in larga parte da elementi stranieri e non offre ancora abbastanza profili italiani per coprire tutti gli slot richiesti.

Il Como ha un problema concreto da risolvere prima ancora di affrontare la sua prima stagione europea: la composizione della lista Uefa. L’elenco dei
La lista A delle competizioni Uefa può comprendere al massimo 25 calciatori. All’interno di questo gruppo devono esserci almeno otto giocatori formati nella federazione nazionale: quattro devono aver svolto il percorso previsto nel vivaio del club che li registra, mentre gli altri quattro possono essere cresciuti nel settore giovanile di una qualsiasi società italiana. Se una squadra non riesce a raggiungere queste quote, gli slot mancanti non possono essere compensati con altri giocatori stranieri: la lista viene semplicemente ridotta.
Il vivaio diventa una risorsa da valorizzare
Il punto più delicato riguarda il vivaio del Como. Secondo il quadro della rosa analizzato in vista dell’Europa, tra i giocatori della prima squadra non risultano calciatori formati nel settore giovanile lariano già pronti a occupare i quattro posti dedicati. Il club può però guardare alla Primavera, reduce dalla vittoria del campionato, e ai giovani di proprietà mandati in prestito, con l’obiettivo di riportare sul lago alcuni profili utili anche per completare la lista.
Anche il secondo blocco, quello dei giocatori cresciuti in un vivaio italiano, è oggi scoperto quasi completamente. Le ricostruzioni disponibili indicano in Mauro Vigorito ed Edoardo Goldaniga gli unici elementi della rosa attuale in possesso dei requisiti di formazione nazionale, ma nessuno dei due risolve il capitolo dei quattro calciatori cresciuti nel club. Per il Como, quindi, non si tratta soltanto di aumentare il numero degli italiani: servono giocatori con un percorso formativo compatibile con le regole Uefa.
La conseguenza immediata è evidente: il mercato estivo deve cambiare priorità. Il Como non può limitarsi a cercare rinforzi coerenti con il modello tecnico di Cesc Fabregas, ma deve anche individuare calciatori italiani registrabili nella lista continentale. Le indiscrezioni hanno accostato al club diversi difensori e centrocampisti formati in Italia, tra cui Alessandro Marcandalli e Pietro Comuzzo, mentre per il centrocampo è stato segnalato anche il nome di Fabio Miretti. Sono piste di mercato, non operazioni concluse, ma descrivono il tipo di necessità emersa con la qualificazione europea.
Il vincolo non obbliga il Como a schierare una formazione italiana e nemmeno impone che tutti gli otto giocatori locali siano titolari. Il problema riguarda la registrazione della rosa e la profondità delle alternative disponibili durante la competizione. Un calciatore giovane può essere inserito tra i formati nel club solo se ha completato il periodo minimo di permanenza richiesto tra i 15 e i 21 anni; non basta, quindi, essere un prodotto recente della Primavera o avere il passaporto italiano.
Il Como può inoltre utilizzare la lista B per i giovani eleggibili secondo i parametri Uefa, ma questa soluzione non elimina la questione della lista A. Gli Under 23 possono avere un trattamento diverso rispetto ai regolamenti nazionali e diventare una risorsa per ampliare il gruppo, tuttavia la società deve costruire una rosa effettivamente utilizzabile nel torneo principale. La Primavera campione rappresenta dunque un bacino importante, ma non è detto che ogni giovane abbia già il livello o il ruolo necessari per essere impiegato in Champions League.
Il regolamento e gli slot mancanti
La scadenza del 2 settembre rende il dossier ancora più urgente. Dopo quella data il margine per correggere gli squilibri sarà limitato e ogni slot lasciato vuoto ridurrà il numero dei giocatori disponibili per il percorso europeo. La dirigenza dovrà quindi incrociare tre esigenze: il valore tecnico degli acquisti, la sostenibilità economica delle operazioni e la loro eleggibilità regolamentare. Per una società che ha costruito la propria crescita internazionale su una rosa multietnica, la prima Champions impone ora un passaggio obbligato attraverso il mercato italiano e il settore giovanile.
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