Il crollo

Ternana, asta deserta e titolo perduto: le Fere salutano il professionismo per ripartire dalla Serie D o più in basso

Scritto da Alberto Bencivenga, 13 Maggio 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

Nessuna offerta per il ramo sportivo, il club centenario lascia la Serie C

Il sipario è calato nel modo più duro: la Ternana non ha trovato acquirenti entro la scadenza fissata e lascia il calcio professionistico. Alle 12 del 12 maggio 2026 non è arrivata alcuna offerta per il ramo sportivo del club rossoverde, rendendo inutile l’asta prevista al Tribunale di Terni. Per una società che ha appena attraversato il traguardo simbolico del secolo di vita, l’epilogo pesa come una frattura sportiva e identitaria.

Fallimento Ternana Calcio

La procedura era stata costruita attorno alla vendita dell’intero comparto sportivo: diritti pluriennali dei calciatori, organizzazione del settore giovanile, beni materiali e immateriali, oltre al marchio registrato. Il prezzo base era stato indicato in 260 mila euro, con offerta minima a 195 mila, ma l’assenza di domande ha svuotato la giornata decisiva. L’esercizio provvisorio, disposto per proteggere gli asset e consentire alla squadra di proseguire fino alla fine della stagione, non è bastato a creare le condizioni per un passaggio di mano.

La cordata si sfila all’ultimo

L’ultima speranza era legata al gruppo che si era mosso intorno a Fabio Splendori e all’advisor Massimo Sarandrea, con il tentativo di coinvolgere un ulteriore imprenditore in extremis. Quel tassello non si è concretizzato e, secondo le ricostruzioni, la combinazione tra debiti pregressi, costi della prossima stagione e rischio di una penalizzazione pesante ha spinto la cordata a non formalizzare l’offerta. La resa è maturata a ridosso del termine, quando ormai restava soltanto il controllo formale della piattaforma d’asta.

Bandecchi certifica la fine del salvataggio

Il sindaco Stefano Bandecchi ha comunicato che i tentativi portati avanti dal Comune e dalle parti interessate non hanno prodotto l’esito sperato, indicando nell’incertezza sui debiti e nell’interlocuzione con la FIGC sul possibile carico di penalizzazioni due ostacoli decisivi. Anche le parole di Donato Di Campli, consulente coinvolto nella fase finale, hanno restituito la stessa fotografia: mancavano le condizioni economiche necessarie per chiudere un’operazione tanto complessa in tempi così stretti.

Dal sogno Serie B al baratro amministrativo

La caduta appare ancora più netta se letta accanto al percorso sportivo recente. Meno di un anno prima le Fere erano arrivate alla finale playoff per la Serie B, persa ai rigori contro il Pescara, mentre il campionato appena concluso era stato portato a termine nonostante il caos societario. Alle spalle restano la retrocessione dalla Serie B nel 2024 dopo il playout con il Bari, il cambio di proprietà passato anche dalla famiglia Rizzo e una liquidazione arrivata davanti a un passivo indicato attorno ai 22 milioni di euro.

Ripartenza dai dilettanti: ora Serie D o Eccellenza

Il futuro sportivo passa ora da una ricostruzione senza continuità con l’attuale titolo professionistico. Le ipotesi richiamate dalle cronache locali e nazionali portano ai dilettanti: da una nuova iscrizione in Eccellenza secondo le norme federali, alla possibilità più complicata di agganciare un percorso in Serie D attraverso un titolo disponibile. La categoria esatta non è ancora definita, ma il dato politico e sportivo è già chiaro: Terni dovrà ricominciare fuori dalla Serie C.

Una città costretta a ripensare il proprio calcio

La ferita non riguarda soltanto una classifica o una procedura giudiziaria, ma il rapporto tra una piazza e il suo simbolo calcistico. Tra rabbia, sconforto e primi discorsi su possibili forme di partecipazione popolare, il popolo rossoverde si ritrova davanti a una cesura storica. La Ternana che conosceva il professionismo si ferma qui; la prossima dovrà nascere da regole, risorse e responsabilità diverse, senza scorciatoie e senza l’illusione che basti il nome a cancellare il peso dei debiti.

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