Patti cambiati, progetto interrotto

Maldini rompe il silenzio sull’Italia: il retroscena dell’addio a Malagò

Scritto da Luca Bortuzzo, 9 Agosto 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

L’ex direttore tecnico ricostruisce la rottura con la Figc dopo il dietrofront sulla candidatura di Pirlo.

Paolo Maldini rompe il silenzio sull’addio alla Nazionale e ricostruisce la breve esperienza da direttore tecnico dell’Italia, chiusa a poche settimane dalla nomina. Al centro del racconto ci sono gli accordi iniziali con il presidente della Figc Giovanni Malagò e il successivo cambio di linea sulla scelta del commissario tecnico. «C’erano dei patti, poi Malagò li ha rivisti», è la sintesi attribuita all’ex capitano azzurro, che ha lasciato l’incarico insieme a Leonardo dopo il dietrofront federale su Andrea Pirlo.

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Paolo Maldini rompe il silenzio sull’addio alla Nazionale e ricostruisce la breve esperienza da direttore tecnico dell’Italia, chiusa a poche settimane dalla nomina. Al

Il progetto nato con Malagò e il nodo Pirlo

La collaborazione era stata presentata l’11 luglio 2026 come il primo tassello della nuova Italia targata Malagò. Maldini era stato scelto come direttore tecnico, mentre Leonardo avrebbe dovuto affiancarlo con un ruolo da advisor. Il progetto nasceva con l’idea di affidare all’area tecnica un peso maggiore nelle decisioni sportive, compresa l’individuazione del nuovo commissario tecnico. Malagò aveva indicato Maldini come il proprio «piano A» e aveva spiegato di voler condividere le scelte, rinunciando a concentrare su di sé anche la guida del Club Italia.

Il punto di rottura è arrivato sulla scelta del ct. Maldini e Leonardo avevano indicato Andrea Pirlo, ma la candidatura è stata bloccata da Malagò dopo l’emersione della collaborazione dell’ex centrocampista con Fonbet, società russa attiva dal luglio 2025. Il presidente federale ha spiegato di non essere stato inizialmente a conoscenza di quell’attività e di avere fermato personalmente l’operazione quando il quadro è diventato chiaro. La decisione ha cambiato in modo radicale il percorso concordato nelle settimane precedenti.

Secondo la ricostruzione di Maldini, però, non si sarebbe trattato soltanto di un normale ripensamento su un candidato. L’ex difensore sostiene che la nuova decisione abbia modificato gli equilibri del progetto e il perimetro delle responsabilità concordate. Il tema, quindi, non riguarda esclusivamente Pirlo, ma il metodo con cui la Figc avrebbe dovuto gestire la nuova struttura tecnica: prima una scelta condivisa, poi una decisione assunta direttamente dal presidente.

Il confronto decisivo e l’addio del tandem azzurro

Il confronto decisivo tra Malagò e Maldini si è consumato il 28 luglio 2026. Il presidente avrebbe comunicato al direttore tecnico che non c’erano margini per rivedere il blocco della candidatura di Pirlo e che la responsabilità finale spettava a lui. A quel punto Maldini ha scelto di interrompere il rapporto, seguito da Leonardo. I due hanno comunicato l’addio assumendosi la responsabilità della proposta, ma senza accettare che il progetto potesse proseguire dopo la revisione unilaterale degli accordi iniziali.

Malagò ha escluso una frattura personale con Maldini e Leonardo, ma ha rivendicato il diritto di fermare un’operazione che riteneva inopportuna. La Figc ha così virato su Roberto Mancini, già individuato dal presidente come soluzione per la panchina, e ha affidato a Claudio Ranieri il ruolo di direttore tecnico e presidente del Club Italia. La scelta ha chiuso in pochi giorni il progetto inaugurato con Maldini e ha riportato al centro una struttura più tradizionale, con il presidente federale a esercitare l’ultima parola.

La vicenda lascia aperto il tema della governance dell’Italia. All’annuncio di Maldini, Malagò aveva parlato di un modello nel quale il presidente della Figc si sarebbe tenuto fuori dalla gestione quotidiana del Club Italia, condividendo le decisioni con l’area tecnica. Il caso Pirlo ha invece mostrato quanto il confine restasse fragile: davanti a una questione ritenuta sensibile, la presidenza ha ripreso il controllo diretto della scelta. È proprio questa distanza tra il progetto annunciato e la gestione dell’emergenza a spiegare, secondo Maldini, la decisione di farsi da parte.

Per Maldini, dunque, l’addio non sarebbe stato il risultato di un dissenso personale né di una semplice bocciatura tecnica. La sua versione parla di un patto iniziale trasformato in corsa, con una conseguenza immediata: l’uscita dell’intero tandem incaricato di costruire la nuova area sportiva. La replica di Malagò insiste invece sulla necessità di assumersi la responsabilità della decisione su Pirlo. Due letture opposte dello stesso passaggio, che ora accompagnano l’avvio della nuova gestione azzurra con Mancini in panchina e Ranieri nella struttura federale.

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