Napoli e ricordi

Demme racconta Napoli: Castel Volturno «come una struttura di terza serie»

Scritto da Luca Bortuzzo, 14 Ottobre 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

Nel podcast Behind the Athletes l’ex azzurro confronta Castel Volturno con Lipsia e racconta il trasferimento, i trofei e gli aneddoti della vita a Napoli.

Diego Demme ricorda il centro sportivo del Napoli come una struttura minuscola rispetto a quella del Lipsia, fino a paragonarlo a un impianto di terza serie tedesca. L’ex centrocampista ne ha parlato nel podcast Behind the Athletes, ripercorrendo gli anni trascorsi in Italia e gli episodi quotidiani che hanno accompagnato la sua esperienza azzurra.

Diego Demme ricorda il centro sportivo del Napoli come una struttura minuscola rispetto a quella del Lipsia, fino a paragonarlo a un impianto di terza serie tedesca.

Diego Demme ricorda il centro sportivo del Napoli come una struttura minuscola rispetto a quella del Lipsia, fino a paragonarlo a un impianto di terza serie tedesca.

Demme ha descritto tre campi, una palestra e uno spogliatoio molto piccoli. A suo dire, mancava anche una struttura di supporto ampia e i giocatori dovevano organizzarsi da soli. Il confronto riguardava pure la routine: a Napoli arrivava mezz’ora prima dell’allenamento, mentre in Germania era abituato a presentarsi un’ora e mezza prima. Pur sottolineando la differenza con Lipsia, ha ricordato che a Castel Volturno l’attenzione era concentrata interamente sul calcio.

Il trasferimento risale al gennaio 2020, quando Demme lasciò il Lipsia per il Napoli. Nel podcast ha raccontato che il 3 gennaio il suo procuratore lo avvisò dell’interesse azzurro: lui pensava che se ne sarebbe parlato in estate, perché a Lipsia stava bene, ma la risposta fu che il passaggio doveva avvenire subito. Il messaggio dell’agente, nel suo racconto, era che Gennaro Gattuso lo voleva immediatamente. Demme accettò, ma disse di aver pianto perché non voleva lasciare il club tedesco.

Gattuso era stato un suo idolo d’infanzia e, secondo Demme, riconobbe in lui qualità che sentiva proprie: la mentalità senza palla e la volontà di aggredire l’avversario nei contrasti. Il centrocampista ha ricordato anche l’accoglienza ricevuta alla prima partita, quando l’allenatore gli diede una pacca sulla spalla e lo abbracciò. Dell’energia di Gattuso ha detto che aiutava a entrare in campo con grande carica.

Nel bilancio dei trofei, la Coppa Italia del 2020 e lo scudetto del 2023 hanno avuto per lui un peso diverso. Demme considera il titolo il risultato più importante della carriera, conquistato da una rosa che ha stimato in circa 25 giocatori e che riportò lo scudetto a Napoli dopo 33 anni. Tuttavia, il poco spazio trovato in campionato gli impedì di sentirlo pienamente come una vittoria propria; ha raccontato che a casa era spesso di cattivo umore perché non giocava e che, in alcuni momenti, si concentrò troppo sulla mancanza di minuti invece di godersi la partecipazione a quella squadra.

La Coppa Italia vinta con Gattuso, invece, gli è rimasta più vicina sul piano emotivo perché giocò la finale. Del periodo dello scudetto conserva anche un ricordo positivo di Luciano Spalletti: pur avendo avuto poco spazio, ha detto di essersi sentito parte della squadra. Spalletti gli parlava spesso e, a volte, gli bastavano poche frasi per dirgli che si era allenato bene.

Fra gli episodi legati alla vita quotidiana, Demme ha ricordato l’arrivo da vegano a Napoli. Al bar ordinò latte d’avena e si sentì guardato con sorpresa; dopo una settimana abbandonò quella dieta e riprese a mangiare carne e pesce, oltre a uova e mozzarella. Il suo nome, Diego, era stato scelto dal padre, tifoso di Maradona: un legame che Demme ha citato raccontando quanto fosse speciale arrivare in un club allenato dal suo idolo d’infanzia.

Demme ha parlato anche del rapporto rimasto con Khvicha Kvaratskhelia: al primo allenamento, ha ricordato, il georgiano superò tre avversari in dribbling e concluse nell’angolino. I due sono rimasti in contatto e hanno accennato alla possibilità di aprire una pizzeria a Tbilisi con pizzaioli italiani. Dopo il ritiro, annunciato alcune settimane prima dell’intervista, Demme gestiva due pizzerie a Berlino; ha collegato la fine della carriera anche a due commozioni cerebrali, che a suo dire lo avevano condizionato nel calcio, sul piano mentale e nella vita privata.

Potrebbe interessarti anche: