Napoli, altro allarme in difesa: Marianucci fuori per almeno due mesi
Il difensore ha riportato una lesione di alto grado del collaterale mediale sinistro contro il Celta Vigo
Il Napoli perde un altro difensore prima ancora dell’inizio ufficiale della stagione. Dopo l’operazione programmata di Alessandro Buongiorno, anche Luca Marianucci è costretto a fermarsi: gli esami hanno evidenziato una lesione di alto grado del collaterale mediale del ginocchio sinistro. Il giovane centrale si era fatto male durante l’amichevole contro il Celta Vigo, lasciando il campo dolorante. Per lui, secondo le prime indicazioni, lo stop dovrebbe essere di circa due mesi.

Il Napoli perde un altro difensore prima ancora dell’inizio ufficiale della stagione.
La diagnosi è arrivata dopo gli accertamenti svolti presso il Pineta Grande Hospital. Il Napoli ha definito l’infortunio come conseguenza di un trauma contusivo-distorsivo rimediato nell’ultima gara del precampionato. La risonanza e gli altri esami strumentali hanno quindi chiarito l’entità del problema: non un semplice fastidio post-partita, ma una lesione significativa al legamento collaterale mediale del ginocchio.
Il periodo di recupero stimato è di circa due mesi. La previsione, come sempre in questi casi, resta legata alla risposta del ginocchio alle terapie e alla progressione del lavoro individuale. Marianucci dovrà iniziare il percorso riabilitativo senza forzare i tempi, con l’obiettivo di recuperare stabilità e condizione prima del ritorno completo all’attività con il gruppo.
Due assenze per la difesa di Allegri
Per il nuovo Napoli di Massimiliano Allegri è un problema che si aggiunge a una situazione già delicata. Buongiorno si è sottoposto all’intervento chirurgico programmato per la riparazione della radice del menisco mediale del ginocchio destro. Il club aveva dunque già perso uno dei suoi principali riferimenti nel reparto arretrato; ora deve registrare anche l’assenza di Marianucci, arrivata a pochi giorni dalla chiusura della preparazione estiva.
L’infortunio del giovane centrale si è verificato proprio nel confronto con il Celta Vigo. Marianucci era apparso subito molto dolorante in campo, un segnale che aveva fatto temere un problema più serio. Gli esami hanno confermato quella prima impressione e trasformato l’episodio dell’amichevole in una nuova assenza strutturale per il tecnico, almeno nella fase iniziale della stagione.
Il tema non riguarda soltanto il numero degli uomini disponibili, ma anche la possibilità di programmare il lavoro difensivo con continuità. In una fase dedicata alla costruzione degli automatismi, Allegri dovrà gestire un reparto privo di due elementi coinvolti nella preparazione. L’assenza di Marianucci riduce inoltre le alternative nelle rotazioni e aumenta il carico sugli altri centrali già a disposizione.
La tempistica rende il quadro ancora più sensibile. Con uno stop indicato in circa otto settimane, Marianucci rischia di saltare l’avvio della Serie A e una parte rilevante delle prime settimane di lavoro competitivo. Non è stata invece comunicata una data precisa per il rientro: il recupero sarà valutato passo dopo passo, sulla base delle condizioni del ginocchio e del ritorno alla piena attività.
Il Napoli dovrà quindi affrontare le prossime settimane con gli uomini contati in difesa. L’infortunio di Marianucci non comporta, allo stato attuale, un nuovo intervento chirurgico indicato dal club, ma richiede un percorso di recupero lungo e prudente. La priorità sarà evitare ricadute e riportare il giocatore alla completa efficienza, mentre lo staff tecnico dovrà distribuire diversamente minuti e responsabilità nel reparto.
La diagnosi dopo il Celta Vigo
Il dato certo, al momento, è dunque la doppia emergenza: Buongiorno è reduce dall’operazione al ginocchio destro, mentre Marianucci dovrà fermarsi per una lesione di alto grado del collaterale mediale sinistro. Il Napoli attende il recupero dei due difensori, ma intanto Allegri dovrà preparare l’inizio della stagione senza poter contare su entrambi. Per Marianucci, la stima resta fissata intorno ai due mesi, con ulteriori valutazioni legate all’evoluzione clinica.
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