La sveglia

Paratici, la Fiorentina non è un museo: tanti giocatori e poche idee di squadra

Scritto da Gennaro Manzari, 8 Settembre 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

L’esonero di Grosso dopo tre giornate non risolve le contraddizioni del mercato viola, una squadra costruita sui singoli

Fabio Grosso è stato esonerato dalla Fiorentina dopo tre giornate di campionato e le relative tre sconfitte, allegando gli zero punti in classifica. La decisione è arrivata il 6 settembre, appena un giorno dopo il 2-1 subito in rimonta contro il Torino al Franchi. Un cambio così rapido non è soltanto una scelta tecnica: è la fotografia di una società che ha perso in fretta la fiducia nel progetto appena costruito.

Fabio Grosso è stato esonerato dalla Fiorentina dopo tre giornate di campionato e tre sconfitte, con zero punti in classifica.

Paratici, la Fiorentina non è un museo: tanti giocatori e poche idee di squadra

Grosso ha certamente commesso errori. La Fiorentina ha incassato nove gol segnandone soltanto uno nelle prime tre giornate, dopo le sconfitte contro Roma, Frosinone e Torino. Il rendimento non lasciava spazio a molti alibi, soprattutto dopo il pesante 3-0 interno contro una neopromossa e una prestazione senza reazione nella gara dell’Olimpico. Ma proprio per questo sarebbe servito distinguere il fallimento immediato dalla bontà o meno del lavoro complessivo.

Il mercato senza un incastro tattico effettivo

Il punto non è difendere Grosso a prescindere. Il punto è il tempo concesso a un allenatore scelto dalla stessa dirigenza e chiamato a guidare una rosa profondamente rinnovata. La campagna acquisti ha portato tredici giocatori nuovi e circa 130 milioni di euro di spesa. Un investimento di questa portata avrebbe richiesto una direzione tecnica leggibile, non una verifica affidata alle prime tre partite.

Fabio Paratici, fin dall’inizio, ha avuto un ruolo centrale nell’operazione. È stato lui a scegliere Grosso e, parallelamente, a impostare il mercato. Qui nasce la contraddizione principale: la squadra è stata assemblata senza una linea tattica chiaramente riconoscibile. Al tecnico sono arrivati diversi trequartisti, tra cui Mastantuono e Atta, oltre a una punta strutturata come Pellegrino. Mancavano però inizialmente gli esterni necessari per alimentare quel tipo di attacco. La contraddizione è diventata ancora più evidente quando il mercato ha cambiato direzione. In un secondo momento sono arrivati gli esterni, fra cui Gonçalves e Gnonto, mentre restava da capire come integrare i talenti già acquistati. Non è una questione di valore individuale dei giocatori. È una questione di incastro: una rosa può essere ricca e contemporaneamente difficile da allenare se le caratteristiche non rispondono a un’idea condivisa.

Il mercato, in altre parole, non sembra essere stato costruito partendo dal calcio che aveva valorizzato Grosso al Sassuolo. Prima sono stati accumulati profili offensivi da collocare, poi si è cercato di correggere la struttura con altri acquisti. L’ordine implicito pareva semplice: trovare il modo di mettere tutti in campo. Ma il compito di un direttore sportivo non è soltanto aumentare la qualità numerica della rosa. È consegnare all’allenatore una squadra coerente con il sistema di gioco e con le sue richieste. Anche la gestione dell’esonero ha lasciato un’impressione di improvvisazione.

Dopo la sconfitta con il Torino, la Fiorentina aveva inizialmente deciso di andare avanti fino alla sosta, concedendo a Grosso le partite contro Venezia e Napoli, oltre alla gara di Coppa Italia con il Pisa. Nel giro di poche ore, però, il confronto tra allenatore e direttore sportivo ha fatto precipitare la situazione. La società ha scelto Paolo Vanoli, richiamato dopo la mancata conferma estiva. Vanoli dovrà quindi risolvere in corsa un problema nato prima del cambio in panchina. Dovrà dare un ordine a una rosa costruita in estate, scegliere quali giocatori siano davvero funzionali al suo tridente e ridurre la distanza tra le aspettative della società e le esigenze del campo. Il nuovo allenatore può cambiare sistema, ma non può cancellare il peso delle scelte già compiute sul mercato.

Un esonero dopo tre giornate non è una strategia, ma una scelta isterica

La Fiorentina non è un museo in cui accumulare opere sperando che la loro qualità produca automaticamente armonia. È una squadra da costruire con pazienza, responsabilità e un progetto riconoscibile. L’esonero di Grosso dopo tre giornate può essere stato dettato dai risultati, ma non risolve il nodo originario: chi decide la direzione tecnica e con quale idea? Se Paratici resta il dominus del progetto, dovrà rispondere anche della sua coerenza. Perché cambiare allenatore senza correggere il disegno rischia soltanto di spostare il problema dalla panchina alla società.

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