Paul Mendy, il lampo del Cagliari: doppietta all’Atalanta e futuro già scritto?
Dal Bambey alla Serie A, così la serata che ha acceso il talento senegalese grazie ad una doppietta lampo
La partita che ha acceso il nome di Paul Mendy è durata molto più dei suoi primi otto minuti, ma è lì che il Cagliari ha trovato la cartolina più rappresentativa del proprio finale di stagione. Alla prima da titolare in Serie A, il giovane attaccante senegalese ha colpito due volte l’Atalanta all’Unipol Domus, indirizzando una gara poi chiusa 3-2 e trasformando una scelta coraggiosa di Fabio Pisacane in una serata da copertina rossoblù.

Il primo strappo del giovane attaccante è arrivato praticamente dal calcio d’inizio: cross di Adopo dalla destra, inserimento centrale e colpo di testa alle spalle di Carnesecchi dopo sedici secondi. All’ottavo minuto Mendy si è ripresentato in area sugli sviluppi di un angolo, raccogliendo la respinta sul tentativo di Deiola e firmando così il 2-0 con l’aiuto della deviazione di Djimsiti. La doppietta di Scamacca ha riportato l’Atalanta sul pari prima dell’intervallo, poi Borrelli, entrato dopo il problema fisico del senegalese, ha segnato il gol decisivo all’inizio della ripresa.
Dal Senegal alla Sardegna
Mendy non è spuntato dal nulla, anche se il suo impatto nel calcio dei grandi si è visto solo contro l’Atalanta. Classe 2007, attaccante centrale senegalese e mancino, è arrivato al Cagliari dall’ASC Bambey, club del suo Paese, per rinforzare il settore giovanile. L’annuncio rossoblù del febbraio 2025 parlava di acquisizione a titolo definitivo, contratto sino al 2027 e opzione societaria per altri due anni; poche settimane prima dell’esplosione contro l’Atalanta, il club aveva già prolungato il rapporto fino al 2031.
La crescita con la Primavera
Il percorso che ha portato Pisacane a promuoverlo non nasce da una notte fortunata. Il Cagliari lo aveva inserito nel proprio progetto giovanile anche grazie all’intuizione di Roberto Muzzi, coordinatore tecnico dell’Under 20, e Mendy ha risposto con numeri pesanti: 14 gol e 3 assist in 28 presenze con la Primavera. Prima della titolarità contro l’Atalanta aveva già assaggiato la Serie A, passando dai minuti contro Napoli, Sassuolo, Cremonese e Inter a una chance dal primo minuto costruita passo dopo passo.
Le caratteristiche spiegano perché il Cagliari abbia deciso di accelerare. Mendy è una prima punta mancina, fisica e verticale, capace di attaccare la profondità ma anche di lavorare per la squadra. Le valutazioni convergono su un profilo moderno, ancora in evoluzione, che combina atletismo, mobilità e istinto negli ultimi metri. Non è un prodotto finito, e proprio per questo la doppietta all’Atalanta pesa anche come segnale di margine: il talento c’è, ora va stabilizzato dentro il ritmo della Serie A.
Record, emozione e prospettiva
La serata ha assunto subito una dimensione statistica. Nell’era dei tre punti a vittoria, tra i calciatori capaci di segnare più di un gol all’esordio da titolari in Serie A, soltanto Francesco Grandolfo e Lorenzo Venturino risultano più giovani di Mendy. La sua doppietta ha inoltre alimentato un dato generazionale raro: un classe 2007 capace di lasciare due firme nello stesso match del massimo campionato italiano, con un impatto che ha superato il semplice dato di cronaca.
A fine partita Mendy ha tenuto il premio di migliore in campo e ha dato alla sua notte un significato collettivo: l’emozione personale, la gioia per la vittoria e il peso di tre punti importanti nella corsa salvezza. Il giovane attaccante ha anche collegato il primo gol al lavoro svolto in allenamento, spiegando di aver voluto mostrare il proprio valore al tecnico, alla squadra e ai tifosi. L’unica ombra resta il fastidio muscolare che lo ha costretto a uscire, con la speranza di rientrare rapidamente.
Per il Cagliari, la notte di Mendy vale più di una storia romantica. Il 3-2 sull’Atalanta ha avvicinato sensibilmente la salvezza, portando i rossoblù a un vantaggio di otto punti sulla zona retrocessione quando restano quattro giornate. Ma il club può leggere la stessa gara anche in prospettiva: un ragazzo già blindato contrattualmente, lanciato da un allenatore che lo conosce dal vivaio e ora entrato con forza nel discorso tecnico della prima squadra.
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