Dal boom alla sostenibilità

Calcio saudita, il Pif cambia strategia: meno spesa e nuovi investitori: fuga di talenti in vista dal campionato arabo?

Scritto da Luca Bortuzzo, 11 Agosto 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

Dalla cessione dell’Al-Hilal al mercato in frenata: il fondo sovrano saudita passa a un modello più sostenibile

Il calcio saudita non è davanti a un ritiro totale del fondo Pif, ma a una fase di forte ridimensionamento e redistribuzione degli investimenti. Il segnale più evidente è arrivato dalla cessione del 70% dell’Al-Hilal a Kingdom Holding Company, operazione annunciata dal fondo il 16 aprile 2026. Pif era entrato nel capitale del club nel luglio 2023, nell’ambito del progetto di investimenti e privatizzazione dei principali club sportivi sauditi.

Il calcio saudita non è davanti a un ritiro totale del fondo Pif, ma a una fase di forte ridimensionamento e redistribuzione degli investimenti.

Il calcio saudita non è davanti a un ritiro totale del fondo Pif, ma a una fase di forte ridimensionamento e redistribuzione degli investimenti.

Il Pif cambia strategia, ma non lascia il calcio

La svolta è diventata ancora più chiara con la decisione di interrompere, al termine della stagione 2026, il finanziamento di LIV Golf. Il Pif ha spiegato che l’investimento richiesto dal circuito non è più coerente con la fase attuale della propria strategia. La scelta riguarda direttamente il golf, ma ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità del grande piano sportivo saudita e sulla possibilità che anche il calcio debba affrontare una nuova fase.

Nel calcio, però, il quadro descritto dalle fonti è quello di un cambio di modello più che di un abbandono. Il Pif sta cercando di spostare il peso delle operazioni verso investitori privati, partnership commerciali e infrastrutture. La cessione dell’Al-Hilal rappresenta il primo passaggio concreto: il club è passato a una società controllata da Kingdom Holding Company, mentre il fondo continua a essere coinvolto in altri progetti sportivi e di sviluppo.

Mercato e conti: la Saudi Pro League rallenta

Il mercato estivo della Saudi Pro League conferma il rallentamento. Al 4 agosto 2026, la spesa complessiva per gli acquisti esteri era indicata poco sopra i 180 milioni di euro. Al-Hilal aveva investito 64 milioni per Summerville, mentre Al-Ahli ne aveva spesi 40 per Trincao, anche se l’allenatore Marcelino García Toral aveva poi deciso di non puntare sul calciatore portoghese.

Il confronto con le stagioni precedenti rende più netto il cambio di passo. Nel campionato 2023-24 i club della Saudi Pro League avevano raggiunto 974 milioni di euro di spesa per i trasferimenti. Nella stagione successiva il dato era sceso a 614 milioni, per poi risalire a 786 milioni nell’ultima annata prima dell’attuale fase di contenimento.

Le difficoltà più concrete riguardano Al-Ittihad e Al-Nassr. Il primo sta lavorando alla riduzione del monte ingaggi e, dopo le partenze di Karim Benzema e N’Golo Kanté, non ha sostituito i due giocatori con profili dello stesso livello economico. Al-Nassr, invece, ha accumulato una posizione debitoria superiore ai 200 milioni di euro e non si muove più sul mercato con la libertà mostrata negli anni dell’arrivo di Cristiano Ronaldo.

Il caso Al-Nassr mostra quanto il nuovo approccio incida anche sulle operazioni ordinarie. Il club sta mantenendo in rosa Cristiano Ronaldo, Sadio Mané, Kingsley Coman, João Félix, Jhon Durán, Wesley Gassova e Íñigo Martínez, con una massa salariale stimata in 450 milioni di euro. Nonostante questo impegno, la società non ha ottenuto l’autorizzazione per chiudere l’acquisto di Samú Costa dal Mallorca per 22 milioni di euro.

Secondo il quadro riportato, il Pif sarebbe inoltre attento a possibili acquirenti interessati ad Al-Ittihad e Al-Nassr. Anche la partecipazione di maggioranza nel Newcastle United è indicata tra gli asset per i quali si cercano soluzioni di disimpegno o nuovi investitori. Il club inglese, intanto, viene descritto in una fase meno ambiziosa rispetto al momento dell’ingresso del capitale saudita.

Il prossimo sviluppo non è quindi la fine del calcio saudita, ma la verifica della sua capacità di reggersi con meno spesa pubblica diretta. Il Pif continua a investire nello sport attraverso accordi commerciali e infrastrutturali, mentre l’Arabia Saudita mantiene l’obiettivo di arrivare preparata al Mondiale del 2034. La domanda centrale riguarda ora il ruolo degli investitori privati: dovranno sostenere club abituati a ingaggi elevati e trasferimenti milionari senza replicare automaticamente la prima fase della rivoluzione saudita.

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