Il retroscena

Caso Rocchi, l’intercettazione su San Siro e il nome Inter nelle carte dell’inchiesta

Scritto da Luca Bortuzzo, 1 Maggio 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

La telefonata del 2 aprile 2025 riapre il nodo delle designazioni e dei rapporti con il club nerazzurro

L’inchiesta milanese sul mondo arbitrale aggiunge un passaggio sensibile: nelle carte compare una conversazione captata il 2 aprile 2025 a San Siro, durante Milan-Inter di Coppa Italia, nella quale Gianluca Rocchi avrebbe citato un dirigente nerazzurro parlando con un collaboratore. Il riferimento, secondo le ricostruzioni pubblicate, riguarda Giorgio Schenone, club referee manager dell’Inter, che non risulta indagato. La Procura considera quel dialogo un tassello utile a ricostruire il sospetto sulle designazioni della parte finale della stagione 2024/25.

Rocchi si auto sospende

La telefonata di San Siro nelle carte dell’inchiesta

Il punto non è una telefonata diretta tra Rocchi e Schenone, ma il fatto che il nome dell’addetto agli arbitri dell’Inter emerga in un colloquio interno al perimetro arbitrale. Secondo l’ipotesi investigativa, in quella sede sarebbero stati evocati fischietti più o meno graditi al club nerazzurro, con Andrea Colombo e Daniele Doveri al centro della ricostruzione. Resta un passaggio da provare sul piano giudiziario, perché le stesse fonti precisano che i dirigenti delle società non risultano coinvolti nell’inchiesta.

Colombo, Doveri e il nodo delle scelte per il finale di stagione

Nella lettura della Procura, Colombo sarebbe stato indicato come arbitro più adatto alla gara Bologna-Inter del 20 aprile 2025, mentre Doveri sarebbe stato destinato alla semifinale di ritorno di Coppa Italia per evitare un suo possibile impiego nelle partite successive considerate più delicate per i nerazzurri. La ricostruzione, però, convive con un dato che alimenta il dibattito: Doveri arbitrò comunque diverse gare dell’Inter in quel periodo, elemento usato da più analisi per sottolineare quanto il quadro resti ancora da chiarire.

Il fascicolo non si limita al derby di Coppa Italia. Le contestazioni note riguardano anche Bologna-Inter, Udinese-Parma del 1 marzo 2025 e l’episodio Var che avrebbe portato all’on-field review in favore dell’Udinese. In parallelo, gli investigatori hanno acceso un faro su altri casi discussi, compreso Inter-Roma del 27 aprile 2025 per il mancato rigore sul contatto Ndicka-Bisseck. La materia resta tecnica e scivolosa: tra discrezionalità del designatore, protocolli Var e valutazioni degli ufficiali di gara, il confine da dimostrare è quello tra errore, scelta arbitrale e presunta interferenza.

Autosospensione e difese: la posizione dell’AIA

Dopo l’avviso di garanzia, Rocchi ha lasciato temporaneamente l’incarico di responsabile della Can A e B con effetto immediato, spiegando tramite l’AIA di voler consentire un percorso giudiziario sereno e di tutelare il gruppo arbitrale. La stessa decisione è stata presa da Andrea Gervasoni, supervisore Var della Can A e B. La vicenda ha prodotto un cambio operativo immediato, con la necessità per l’associazione arbitrale di garantire continuità alle designazioni nelle ultime giornate.

Sul fronte difensivo, Rocchi ha respinto pubblicamente l’idea di un sistema opaco, rivendicando trasparenza nel proprio lavoro, mentre la linea dei suoi legali è stata improntata alla prudenza in attesa di conoscere meglio gli atti. Gervasoni, ascoltato per circa quattro ore, ha negato di aver manomesso audio Var o di essere intervenuto sull’episodio di Inter-Roma, sostenendo attraverso il suo difensore che l’interrogatorio si sia concentrato soprattutto sul caso Salernitana-Modena.

Inter fuori dal registro degli indagati

Il dato politico-sportivo più rilevante, al momento, è che l’Inter e i suoi dirigenti non risultano indagati. Giuseppe Marotta, intervenuto a Sky prima di Torino-Inter, ha ribadito che il club non ha arbitri graditi o sgraditi e ha sostenuto la correttezza dell’operato nerazzurro. La Procura, secondo le ricostruzioni disponibili, starebbe concentrando l’attenzione su figure appartenenti al mondo arbitrale, pur partendo da episodi che toccano partite dell’Inter e quindi hanno inevitabilmente acceso il confronto pubblico.

Il caso ha riaperto riflessi inevitabili sul rapporto fra giustizia sportiva, giustizia ordinaria e fiducia nel sistema arbitrale. Il paragone con Calciopoli è entrato nel dibattito, ma le fonti più caute ricordano che il perimetro attuale appare ancora circoscritto e che le accuse dovranno essere dimostrate. La sostanza giornalistica, oggi, è questa: l’intercettazione di San Siro pesa perché offre alla Procura una traccia concreta, ma non trasforma automaticamente un riferimento telefonico in responsabilità disciplinari o penali accertate.

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