Continua la crisi del Manchester United, che Amorim non ha spazzato via: “la retrocessione è una possibilità”
La possibile retrocessione del Manchester United: un’analisi della crisi dei reds. Chi pensava che Amorim avesse potuto fare il miracolo si sbagliava
La retrocessione del Manchester United sembra una possibilità concreta, un evento impensabile nel panorama calcistico moderno dominato dalla finanza, nonostante i risultati disastrosi dei reds. Cinquant’anni dopo la retrocessione del 1973-74, quando Denis Law segnò un famoso gol di tacco per il Manchester City – tra l’altro inutile perché lo United sarebbe comunque stato retrocesso – il club torna a confrontarsi con la realtà di una discesa nella seconda divisione. Allora, lo United era già destinato al declino: oggi, le premesse non sembrano meno preoccupanti ma vanno comunque analizzate.

Anche Amorim ha dimostrato di non avere la bacchetta magica
La stagione disastrosa dello United
La situazione attuale dello United è drammatica. Il club ha chiuso dicembre con sei sconfitte in tutte le competizioni, subendo 18 gol, un record negativo che non si verificava dal 1964. Dal 24 novembre, data della prima partita sotto la guida di Rubén Amorim, lo United ha collezionato più sconfitte di qualsiasi altra squadra in Premier League, eccetto il Southampton. A Capodanno, il club si trova al 14° posto in campionato, la posizione più bassa registrata a inizio anno dal 1989.
Rubén Amorim non si sottrae alle proprie responsabilità, ammettendo che il declino della squadra è anche colpa sua. “È un po’ imbarazzante essere l’allenatore del Manchester United in questo momento”, ha dichiarato. Per la prima volta dal 1979, il club ha perso tre partite consecutive in casa, un ulteriore segnale di crisi profonda.
Le conseguenze economiche di un possibile fallimento
L’assenza dalla Champions League rappresenterebbe un colpo finanziario significativo, con una perdita di circa 10 milioni di sterline dall’accordo di sponsorizzazione con Adidas. Tuttavia, la retrocessione comporterebbe uno scenario ancora più drammatico, con il direttore finanziario Roger Bell costretto a valutare i “pagamenti paracadute” della Premier League. Un’eventuale stagione in Championship implicherebbe tagli drastici e trasferte impegnative contro squadre come Bristol City e Wrexham.
La finestra di mercato di gennaio potrebbe essere cruciale, ma il club si trova in difficoltà economiche, avendo registrato una perdita di 113,2 milioni di sterline nell’ultimo anno finanziario. Amorim ha sottolineato che gli acquisti saranno possibili solo in caso di cessioni. Vendere giocatori come Casemiro o Joshua Zirkzee, protagonisti di una stagione opaca, non sarà semplice.
La gestione dei giocatori simbolo rappresenta un ulteriore ostacolo. Marcus Rashford, tornato dopo un’assenza di quattro partite, non è stato schierato nella sconfitta contro il Newcastle, alimentando dubbi sul suo futuro. Anche Zirkzee, costato 36,5 milioni di sterline, non è riuscito a trovare spazio nella squadra, anzi nell’ultima gara è stato sostituito dopo appena mezz’ora.
Il Manchester United è a un bivio storico. Le parole di Amorim – “Questo club ha bisogno di uno shock” – riflettono la necessità di un cambiamento radicale. Solo il tempo dirà se lo United riuscirà a evitare una catastrofe che riscriverebbe la storia moderna del club.
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