Scontro FIFA-confederazioni: UEFA, AFC e CONCACAF accusano Infantino e minacciano di boicottare i prossimi Mondiali
La lettera aperta dopo il piano per vendere ai privati una quota dei diritti commerciali del Mondiale
UEFA, AFC e CONCACAF hanno accusato la FIFA e il presidente Gianni Infantino di aver violato la fiducia della comunità calcistica nella gestione del progetto commerciale legato alla Coppa del Mondo. In una lettera aperta diffusa lunedì 10 agosto, le tre confederazioni hanno respinto l’idea che la vicenda possa essere archiviata come un semplice problema di comunicazione: secondo i firmatari, il tentativo di trasferire a investitori privati una quota del valore commerciale del Mondiale ha rappresentato un errore di giudizio e un passaggio contrario ai principi di trasparenza.

UEFA, AFC e CONCACAF hanno accusato la FIFA e il presidente Gianni Infantino di aver violato la fiducia della comunità calcistica nella gestione del progetto commerciale legato alla Coppa del Mondo.
Il progetto era stato presentato dalla FIFA attraverso la creazione di una nuova struttura commerciale, denominata FIFA Forward Enterprise. L’obiettivo era riunire in un’unica società la gestione di diritti televisivi, sponsorizzazioni, licenze, biglietteria e altri ricavi collegati alle competizioni internazionali. La FIFA avrebbe mantenuto il controllo delle decisioni sportive e della governance, ma avrebbe valutato la cessione di una partecipazione di minoranza a investitori esterni.
Le cifre hanno alimentato lo scontro. La proposta puntava a valorizzare l’insieme degli asset commerciali della FIFA intorno ai 20 miliardi di dollari e a raccogliere fino a 4,2 miliardi attraverso l’ingresso di capitali privati. Il piano avrebbe riguardato anche i diritti legati al Mondiale maschile e a quello femminile. Per UEFA, AFC e CONCACAF, però, la Coppa del Mondo non può essere trattata come un bene commerciale nella disponibilità di un gruppo ristretto di dirigenti.
Il nodo più delicato riguarda il metodo. Le confederazioni sostengono di essere venute a conoscenza dell’operazione attraverso le notizie dei media, senza un confronto preventivo adeguato. Anche diverse associazioni nazionali sarebbero state informate in una fase avanzata. La CONCACAF ha sottolineato il peso della questione dopo aver contribuito all’organizzazione del Mondiale 2026 negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, torneo che la FIFA aveva indicato come il più ricco della propria storia.
La protesta si è trasformata rapidamente in un problema politico per Infantino. UEFA aveva già contestato pubblicamente l’ipotesi di vendere una quota dei diritti del Mondiale e aveva convocato un confronto straordinario con le proprie federazioni. AFC e CONCACAF si sono poi schierate contro il progetto, contestando soprattutto l’insufficienza delle informazioni disponibili e l’assenza di un tempo adeguato per valutarne gli effetti legali, economici e strategici.
La marcia indietro non chiude la crisi
La FIFA ha successivamente ritirato il piano di cessione della partecipazione agli investitori privati, ma la marcia indietro non ha chiuso la vicenda. La lettera del 10 agosto contesta anche la gestione dei passaggi successivi, compresi i contatti ristretti tra dirigenti e il modo in cui è stata comunicata la sospensione dell’iniziativa. Per le tre confederazioni, il problema non è più soltanto la singola operazione finanziaria, ma il rapporto tra la FIFA, le federazioni nazionali e gli organismi continentali.
Il progetto prevedeva una raccolta formale delle manifestazioni d’interesse a partire da agosto, con prime indicazioni degli investitori attese a settembre e impegni vincolanti ipotizzati per ottobre. Il ritiro ha fermato quel calendario, ma non ha cancellato il tema della valorizzazione commerciale delle competizioni FIFA. La questione potrebbe quindi tornare al centro del dibattito in una forma diversa, con maggiore pressione per un passaggio attraverso il Consiglio FIFA e un confronto completo con le confederazioni.
Il nodo politico e il futuro del calendario
Lo scontro si intreccia anche con il futuro del calendario internazionale. UEFA, AFC e CONCACAF temono che l’ingresso di investitori privati possa aumentare la pressione per ampliare ulteriormente il numero delle partite, rendere più frequenti i Mondiali o modificare gli equilibri nella distribuzione delle risorse. Le stesse confederazioni avevano già manifestato riserve sull’ipotesi di portare a 64 le squadre del torneo del 2030. Il timore è che una struttura costruita per massimizzare i ricavi finisca per condizionare anche le scelte sportive.
Il progetto commerciale e le cifre dello scontro
La presa di posizione comune di tre confederazioni rappresenta il passaggio più netto della crisi aperta dal piano. UEFA riunisce 55 associazioni, CONCACAF ne conta 41 e l’AFC rappresenta il calcio asiatico: il fronte contrario dispone quindi di un peso significativo nel sistema FIFA, anche se il conflitto dovrà ora spostarsi sui meccanismi formali di approvazione e sulle future proposte commerciali. Infantino ha ritirato l’operazione, ma deve ancora ricostruire il rapporto con gli organismi che organizzano e alimentano il calcio mondiale.
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