Atalanta, rivoluzione a Zingonia: Giuntoli avanza, D’Amico verso l’addio e Palladino resta in bilico
La Dea prepara il dopo Gasperini tra possibili cambi dirigenziali, panchina sospesa e una stagione comunque europea
A Zingonia si respira aria da fine ciclo più che da semplice verifica di fine stagione. L’Atalanta ha attraversato il primo anno senza Gian Piero Gasperini senza crollare, restando competitiva e agganciata all’Europa, ma il bilancio positivo del campo non basta a blindare tutti. Le ultime ricostruzioni indicano un possibile cambio profondo nell’area tecnica: Tony D’Amico è tutt’altro che certo di restare, Cristiano Giuntoli è il nome forte per la scrivania dirigenziale e anche Raffaele Palladino non può considerarsi al riparo.

La novità più pesante riguarda D’Amico. Il dirigente, in carica a Bergamo dal 2022 e ancora legato al club da un contratto fino al 2027, è finito al centro di una valutazione che fino a pochi mesi fa sembrava impensabile. Luca Percassi ha ammesso che il rapporto professionale potrebbe arrivare alla conclusione e che, in caso di separazione, l’Atalanta dovrà farsi trovare pronta con un sostituto di livello. Non è ancora un annuncio ufficiale, ma il segnale pubblico è forte.
Giuntoli è il profilo che cambia la prospettiva
Il candidato più caldo per raccogliere l’eredità di D’Amico è Cristiano Giuntoli, libero dopo la risoluzione consensuale con la Juventus del giugno 2025. Il suo nome non sarebbe solo una scelta di curriculum, ma una presa di posizione: l’Atalanta cerca una figura capace di aprire un ciclo autonomo, meno condizionato dal peso del passato gasperiniano e più orientato alla programmazione immediata. Le fonti di mercato lo indicano come il profilo in pole, con contatti e valutazioni ormai entrati nella fase più concreta.
La scelta, però, non sarebbe neutra rispetto alla panchina. Un nuovo direttore sportivo porta quasi sempre nuove priorità, nuovi metodi di lavoro e una diversa idea di squadra. Per questo la posizione di Palladino, pur sostenuta da risultati non banali, resta sospesa: il tecnico ha un contratto fino al 2027, ma le valutazioni sulla sua permanenza sono state rinviate alla chiusura del campionato. Il messaggio è chiaro: nessuno viene liquidato oggi, ma nessuno ha una garanzia assoluta per domani.
Palladino rivendica il lavoro, il club prende tempo
Il paradosso è che Palladino può difendere il proprio percorso con argomenti solidi. Era arrivato dopo l’esonero di Ivan Juric, con una squadra scivolata al tredicesimo posto e reduce da una striscia negativa pesante; oggi l’Atalanta è settima, ha appena vinto a San Siro contro il Milan e continua a inseguire un posto europeo. Il tecnico ha fatto capire di voler aprire un ciclo, ma ha anche riconosciuto che il proprio destino non dipende solo da lui. In questo spazio di incertezza si inseriscono le voci su Thiago Motta e Vincenzo Italiano.
Il 3-2 in casa del Milan ha reso il quadro ancora più interessante. Ederson, Zappacosta e Raspadori hanno portato l’Atalanta sullo 0-3, poi la rimonta rossonera con Pavlovic e Nkunku ha creato un finale di sofferenza senza togliere alla Dea una vittoria di peso. Il successo ha blindato il settimo posto e, a seconda degli incastri legati alla Coppa Italia, può diventare la porta per la Conference League. È il tipo di risultato che normalmente rafforza un allenatore, ma a Bergamo le decisioni sembrano andare oltre la singola notte.
Il fantasma di Gasperini resta nella stanza
La vera misura del momento atalantino è ancora il confronto con l’era precedente. Gasperini ha lasciato Bergamo dopo nove anni, una crescita europea costante e il trionfo in Europa League del 2024, poi è ripartito dalla Roma. Per qualunque dirigente o allenatore arrivato dopo, il paragone è inevitabile e spesso ingombrante. La prima stagione senza di lui non è stata un fallimento, anzi ha mostrato resilienza e competitività, ma la proprietà sembra chiedersi se basti proseguire o se serva una sterzata più netta.
D’Amico osservato da Milan e Roma
L’eventuale uscita di D’Amico non resterebbe senza conseguenze anche fuori da Bergamo. Il dirigente è stato accostato al Milan, che già in passato aveva valutato il suo profilo prima di altre scelte, e alla Roma, dove il tema della direzione sportiva si lega al progetto di Gasperini. Proprio questo intreccio rende urgente la decisione atalantina: se la Dea vuole davvero aprire il ciclo Giuntoli, dovrà farlo presto, perché programmazione, allenatore e mercato sono tre piani dello stesso edificio.
La sensazione, dunque, è che l’Atalanta stia entrando in un’estate in cui il risultato sportivo non sarà l’unico criterio di giudizio. Il primo anno dopo Gasperini ha dato segnali incoraggianti, ma non ha sciolto tutti i dubbi sull’identità futura del club. Giuntoli rappresenterebbe una ripartenza forte, D’Amico una pagina da chiudere con rispetto, Palladino un allenatore che ha dimostrato qualcosa ma deve ancora convincere tutti. A Bergamo il campo ha parlato bene, ma la stanza dei bottoni non ha ancora finito di decidere.
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