Juventus, Champions nelle proprie mani: due vittorie “bastano”, come l’anno scorso
I bianconeri controllano la corsa Champions, ma gli incastri a pari punti possono complicare il finale
La Juventus si presenta agli ultimi 180 minuti con un vantaggio prezioso e una certezza aritmetica molto semplice: vincendo entrambe le partite rimaste, i bianconeri saranno in Champions League senza dover guardare ai risultati delle rivali. Il successo di Lecce, firmato da Vlahovic in avvio, ha riportato la squadra di Spalletti al terzo posto e ha trasformato la volata in una questione di gestione, nervi e continuità.

Il rigore di Locatelli a Venezia, nella stagione 2024-2025, che garantì la qualificazione Champions all’ultima giornata
La classifica dopo la trentaseiesima giornata fotografa bene il peso del momento. L’Inter è già lontana a quota 85, il Napoli resta secondo a 70, la Juventus è salita a 68, mentre Milan e Roma inseguono a 67 e il Como resta dentro la corsa con 65 punti. Arrivare a 74 vorrebbe dire rendere inutili i calcoli altrui: Milan e Roma non potrebbero andare oltre 73, il Como si fermerebbe al massimo a 71.
Il precedente dell’anno scorso
Il richiamo alla stagione passata non è casuale. Anche nel 2025 la Juventus era arrivata al rush finale sapendo di avere la qualificazione nelle proprie mani: dopo il passo falso della Roma a Bergamo, ai bianconeri bastava vincere contro Udinese e Venezia. La squadra di Tudor superò l’Udinese allo Stadium e poi completò il lavoro a Venezia con un 3-2 che valse il quarto posto e l’accesso alla Champions.
Il problema è nei pareggi e nella classifica avulsa
La strada è chiara solo a una condizione: fare bottino pieno. Se la Juventus dovesse lasciare punti per strada, entrerebbe nel territorio più scivoloso della classifica avulsa, dove gli scontri diretti possono ribaltare la percezione del vantaggio. In particolare, lo scenario di arrivo multiplo a quota 71 tra Juventus, Milan, Roma e Como è quello che rende il finale meno rassicurante, perché il rendimento dei bianconeri negli incroci con le dirette concorrenti non li mette al riparo.
Il successo di Lecce ha dato ossigeno alla classifica, ma non ha cancellato il tema tecnico che Spalletti continua a portarsi dietro: la Juventus crea, parte forte, mette la partita nella direzione giusta e poi fatica a chiuderla. Al Via del Mare il gol immediato di Vlahovic è stato sufficiente, ma i due gol annullati, il palo di Conceicao e un finale rimasto aperto hanno confermato una fragilità nella gestione dei momenti favorevoli.
Fiorentina e derby: il calendario pesa
Il calendario non concede passaggi neutri. La penultima giornata metterà la Juventus in casa contro la Fiorentina, dentro un blocco di gare in contemporanea con Como-Parma, Genoa-Milan, Roma-Lazio e Pisa-Napoli, tutte fissate domenica 17 maggio alle 12.30. Poi arriverà il derby col Torino, un finale che sulla carta non presenta avversarie in lotta Champions, ma che porta con sé rivalità, pressione e il rischio di trasformare un vantaggio tecnico in una prova emotiva.
Una qualificazione che vale anche il mercato
La Champions, per la Juventus, non è soltanto una medaglia sportiva da appuntare a una stagione complicata. È anche il confine tra due estati diverse, perché l’accesso alla principale coppa europea condiziona ricavi, margini di manovra e scelte sul mercato. Nelle ricostruzioni delle ultime settimane si è parlato di decine di milioni legati alla partecipazione alla competizione e di un effetto diretto sui riscatti, sulle cessioni e sul progetto tecnico che Spalletti vorrebbe costruire.
La sintesi, quindi, è brutale ma favorevole: la Juventus non deve sperare in nessuno, deve soltanto vincere due partite. Il problema è che ogni risultato diverso dal percorso pieno riaprirebbe scenari più scomodi, tra classifica avulsa, contemporaneità e rivali pronte ad approfittarne. Come un anno fa, il destino è nelle mani bianconere; a differenza di una semplice formula, però, il campo chiederà lucidità fino all’ultimo minuto.
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