Niente alibi

Il rosso evitabile di Morata, Fabregas non usa mezzi toni né quantomeno alibi sulla sconfitta

Scritto da Adriano Piscopo, 15 Febbraio 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

Como-Fiorentina 1-2, finale elettrico e rosso lampo: Fàbregas non fa sconti a Morata, parla di provocazioni e mentalità, e chiede al Como più lucidità e fame nella corsa europea

Fàbregas non fa sconti a Morata

Fàbregas non fa sconti a Morata

Al Stadio Giuseppe Sinigaglia la partita tra Como e Fiorentina resta in bilico fino alla fine, poi prima del recupero diventa un breve romanzo fatto di nervi e scarso autocontrollo. Il Como perde 2-1 contro la Fiorentina in una gara dove i padroni di casa hanno cercato fino all’ultimo di raddrizzare una gara nata storta, sicuramente simbolo di una squadra ancora alla ricerca della propria identità e della capacità di gestire le partite scomode. Ed è lì che Cesc Fàbregas decide di alzare il tono in conferenza stampa e usare parole che non cercano consensi.

Consensi, perché la gara dei viola, squadra in evidente difficoltà ed in piena lotta salvezza, è la brutta copia delle proprie glorie passate ed i giocatori in campo non fanno sconti, tra comportamenti antisportivi, perdite di tempo e «mezzucci» per salvare il risultato. Nel mezzo, tutta l’immaturità del Como, che non ha saputo gestire il campo amico, la spinta del pubblico e le azioni sul terreno di gioco: già dal primo vantaggio degli ospiti, siglato da Fagioli, la viola ha arretrato il proprio baricentro giocando di rinvii, palle spazzate lontano e continua ricerca dei contatti e della provocazione avversaria. Atteggiamento reiterato che amplifica la percezione (anche estera) della scarsa qualità del nostro campionato.

L’episodio di Morata e la critica aperta di Fabregas

L’episodio che chiude definitivamente la brutta giornata comasca arriva dalla panchina. Álvaro Morata entra e, in pochi secondi, si fa buttare fuori. Due ammonizioni ravvicinate, entrambe per episodi a palla lontana, fanno saltare il banco proprio nel momento in cui servirebbero lucidità e ordine per l’assalto finale. Il primo giallo nasce da un faccia a faccia troppo acceso con Rolando Mandragora attorno all’88’. Il secondo arriva poco dopo, innescato dalla reazione a una provocazione gratuita di Ranieri. Risultato, rosso evitabile e forcing che perde senso prima ancora di cominciare.

Nel dopogara, Fàbregas non imbocca la strada delle frasi diplomatiche. Potendo percorrere i concetti di sportività e delle condotte ai limiti del legale della Fiorentina, ha tagliato corto, dando una dura lezione a Morata direttamente ed indirettamente anche ai suoi. Il concetto è duro e semplice: la provocazione è una componente del calcio, non un incidente di percorso. Se non la reggi, non è il calcio a dover cambiare, sei tu che devi ripensare a cosa stai facendo. E il punto, per lui, pesa ancora di più perché riguarda un giocatore esperto come lo spagnolo. In quelle situazioni sottili, dice in sostanza, è lì che si vede chi sa portarsi a casa qualcosa e chi si scava la buca da solo.

La parte interessante è che il tecnico non usa l’espulsione come scudo. Anzi, respinge l’idea degli alibi. Il rosso non deve diventare una scappatoia del mancato risultato e non bisogna farsi trascinare da parole, gesti o provocazioni altrui. Secondo il tecnico, il Como avrebbe dovuto continuare a giocare e gestire tutto in modo diverso. Invece il finale si è sfilacciato tra interruzioni, contatti inutili e tensione che sale, fino a trasformare la partita in un campo minato.

Poi arriva la critica più ampia, quella che punge davvero. Fàbregas allarga il discorso alla squadra e, paradossalmente, parte da sé. Si prende responsabilità sul piano mentale, dicendo di non essere riuscito a trasmettere fino in fondo l’importanza della gara. Parla di motivazioni non all’altezza e di un rischio tipico, quello di rilassarsi dopo partite che ti fanno guadagnare complimenti. È qui che entra l’idea di “mentalità da campioni”, non come slogan, ma come fame quotidiana, intensità stabile, attenzione ai dettagli anche quando l’aria attorno è leggera.

La sconfitta pesa anche per il contesto. Il Como si trova a 41 punti, in piena corsa europea, con un calendario che non concede tregua. In mezzo il recupero contro il Milan, rinviato per la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Ecco perché l’idea di “ripartire subito” è necessità più che retorica.

Morata resta vittima di un episodio vistoso e perché l’attaccante sta vivendo settimane delicate. Si parla del rendimento altalenante e di ombre legate al futuro con la Nazionale in ottica Mondiale. Ma il tema vero, nel quadro tracciato, non è solo il singolo quanto la maturità he fa la differenza quando i minuti scottano e una partita può cambiare faccia per un gesto di troppo.

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