La scalata

Como in Europa, la scalata impossibile: dalla Serie D al sogno Champions

Scritto da Michael Sousa, 11 Maggio 2026 - Tempo di lettura: 6 minuti

Il viaggio dei lariani: fallimenti, proprieta Hartono, promozioni, mercato mirato e identita Fabregas.

Il Como ha trasformato una trasferta di maggio in una data da consegnare alla propria storia. Il successo per 1-0 sul campo del Verona, deciso da Douvikas al 71′, ha dato ai lariani la certezza matematica di partecipare alle coppe europee nella stagione 2026/27, un traguardo mai centrato prima dal club. Il punto più forte della vicenda è il tempo: appena due anni esatti dopo la promozione in Serie A, la squadra di Cesc Fabregas è già dentro l’Europa.

Suwarso patron Como

La partita del Bentegodi non è stata una passerella, ma una gara da strappare con pazienza. Dopo un primo tempo senza gol, Douvikas ha raccolto il passaggio di Kempf e ha battuto Montipò con il destro, mentre il Verona ha visto sfumare l’illusione del pareggio per un fuorigioco rilevato dal controllo video. Sugli spalti erano presenti circa 1.200 tifosi partiti da Como: non un dettaglio folkloristico, ma la cornice umana di un salto sportivo che pochi anni fa sembrava inverosimile.

Il verdetto europeo, però, non chiude ancora il discorso sulla competizione. Dopo la 36ª giornata, la classifica tiene il Como a 65 punti, dietro Juventus, Milan e Roma nella corsa alla Champions e davanti a un’Atalanta ormai staccata. Restano 180 minuti per definire se la nuova dimensione internazionale sarà Champions League, Europa League o Conference League. La certezza è una sola: il club lariano non lotta più per salvarsi, ma per scegliere il piano più alto della propria nuova casa.

Dalla rifondazione alla struttura

Per capire la portata del risultato bisogna tornare alla polvere, non alla vetrina. Il Como, dopo anni segnati da cadute societarie e ripartenze traumatiche, era ripartito dalla Serie D nella stagione 2017/18. Il club ha vissuto quella categoria come una ricostruzione forzata, non come una parentesi romantica: nuova identità, necessità di stabilità economica e bisogno di riorganizzare una società che aveva perso continuità. La qualificazione europea nasce da lì, da una frattura che ha obbligato a ripensare tutto.

La svolta proprietaria è arrivata il 4 aprile 2019, quando il club è passato sotto il controllo dell’attuale gruppo di riferimento attraverso SENT Entertainment, dentro una galassia legata agli Hartono e al Djarum Group. Non è stato soltanto l’arrivo di capitali freschi: il Como ha iniziato a costruire un’organizzazione più solida, con investimenti su prima squadra, settore giovanile, infrastrutture e stadio. La differenza, rispetto a molte favole effimere, è che la scalata non è stata venduta come improvvisazione, ma come progetto industriale.

Il primo passaggio sportivo concreto è stato il ritorno tra i professionisti, poi il salto dalla Serie C alla Serie B. Nel 2020/21 il Como ha vinto il girone A di Serie C con 75 punti, chiudendo davanti all’Alessandria e ritrovando la seconda serie dopo cinque anni. Quella promozione ha avuto un peso enorme perché ha tolto il club dal limbo: da lì in avanti, il tema non era più sopravvivere, ma capire con quale velocità e con quale metodo alzare il livello.

La Serie B è stata il laboratorio della crescita. Dopo due stagioni di consolidamento, il Como ha centrato nel 2023/24 il secondo posto con 73 punti, pareggiando 1-1 contro il Cosenza nell’ultima giornata e tornando in Serie A dopo 21 anni di assenza. Il valore di quel traguardo sta nel modo in cui è arrivato: non una promozione casuale, ma il frutto di una struttura che aveva già coinvolto figure come Dennis Wise, Thierry Henry, Osian Roberts e lo stesso Fabregas, prima giocatore e poi uomo chiave dell’area tecnica.

Fabregas, da scommessa a regista del progetto

Fabregas è il simbolo più visibile del salto, ma ridurre tutto al suo nome sarebbe un errore. Arrivato a Como nel 2022 da calciatore e diventato poi azionista di minoranza, lo spagnolo ha chiuso la carriera nel 2023, ha iniziato dalla Primavera, è passato da interim della prima squadra nel novembre 2023 e, dopo la parentesi con Osian Roberts, ha ottenuto la panchina in modo stabile nel 2024. Il percorso è stato accelerato, ma dentro una filiera interna, non calato dall’alto.

In campo il Como ha preso un’identità molto riconoscibile: costruzione pulita, 4-2-3-1, possesso alto e pressing aggressivo, una miscela non banale in un campionato storicamente attento agli equilibri. Nel corso della stagione Fabregas ha ricevuto critiche per una certa fedeltà al proprio stile, ma proprio quella coerenza ha dato alla squadra un linguaggio comune. La partita con la Roma e la crescita misurata nei mesi successivi hanno mostrato un gruppo capace di stare dentro gare complesse senza rinnegare il proprio piano.

La frase chiave del tecnico è poi diventata quasi un manifesto: cercare giocatori umili, affamati, disposti ad ascoltare. Dietro la formula c’è un reparto di scouting guidato da Barend Verkerk, con osservatori, analisti tattici e figure dedicate anche all’aspetto psicologico. Il Como non ha semplicemente comprato nomi: ha provato a costruire un ecosistema in cui il dato, la valutazione caratteriale e la compatibilità tecnica pesassero quanto il curriculum. E questa è forse la parte meno spettacolare, ma più solida, della scalata.

Soldi, sì. Ma soprattutto direzione

Il capitale ha contato, e negarlo sarebbe ingenuo. Forbes Italia, nel 2024, attribuiva ai fratelli Hartono un patrimonio complessivo vicino ai 48 miliardi di dollari, collocandoli tra gli imprenditori più ricchi dell’Indonesia. Ma la ricchezza da sola non basta a spiegare la traiettoria: molti club spendono, pochi cambiano categoria mentale così in fretta. Il Como ha usato la forza economica per accorciare i tempi, ma l’ha accompagnata con una scelta precisa di governance sportiva e di brand territoriale.

Il mercato ha fotografato bene questa doppia anima. Da un lato l’esperienza di profili come Varane, Reina, Alberto Moreno, Sergi Roberto, Belotti e Morata, utili per alzare subito la qualità dello spogliatoio e il grado di riconoscibilità internazionale. Dall’altro lato una base giovane e rivendibile, costruita con operazioni come Nico Paz dal Real Madrid, Assane Diao dal Betis, Douvikas dal Celta, Maximo Perrone dal Manchester City, Jacobo Ramon dal Real e Baturina dalla Dinamo Zagabria. L’ambizione è stata evidente, ma non priva di logica.

Nico Paz è diventato il volto tecnico di questa linea. Acquistato dal Real Madrid per una cifra contenuta rispetto al potenziale, è cresciuto come trequartista centrale dentro il 4-2-3-1 di Fabregas, il talento argentino ha dato al Como immaginazione, pressione sulla palla e capacità di incidere tra le linee. La sua esplosione ha acceso l’interesse dei grandi club, ma soprattutto ha confermato una verità: Como non è più soltanto una destinazione suggestiva, è diventata una piattaforma credibile per valorizzare giocatori di alto livello.

La cultura del club oltre la classifica

La crescita del Como non si è fermata al campo. Il club ha lavorato sulla propria immagine internazionale sfruttando la potenza simbolica del lago, ma ha cercato anche di non perdere il legame con la comunità locale. Il motto Semm Cumasch, l’attenzione ai tifosi storici e la volontà di proteggere una parte popolare dell’esperienza allo stadio convivono con hospitality, moda, turismo sportivo e collaborazioni globali. È un equilibrio delicato: se funziona, rende Como unico; se si rompe, rischia di trasformare la squadra in un prodotto estraneo alla città.

Il nodo infrastrutturale sarà una delle prossime verifiche. L’Europa porta prestigio, ma porta anche requisiti, incassi potenziali da gestire e una domanda nuova: il Sinigaglia può accompagnare stabilmente un club che vuole restare nelle coppe? Il fascino dell’impianto sul lago è parte dell’identità, però la crescita commerciale e sportiva obbliga a pensare a capienza, servizi, standard UEFA e sostenibilità economica. Qui il romanticismo non basta: servono tempi certi, investimenti coerenti e una relazione intelligente con il territorio.

La notte di Verona e il futuro immediato

A Verona, Fabregas ha scelto il tono giusto: godersi il traguardo senza far finta che il cammino sia concluso. Le sue parole dopo il fischio finale hanno tenuto insieme emozione e ambizione, con l’idea di poter ancora volare più in alto nelle ultime due giornate. Il calendario porta Parma al Sinigaglia e poi la trasferta con la Cremonese: due partite che non tolgono il marchio storico già conquistato, ma possono cambiare la coppa, gli introiti, il mercato e la percezione internazionale del progetto.

Il senso profondo della favola, però, non è soltanto l’Europa. Il Como è passato dalla quarta serie nazionale a una qualificazione continentale costruendo proprietà, dirigenza, scouting, allenatore, identità tattica e racconto pubblico. Questo non cancella i rischi: la spesa va trasformata in continuità, il successo va protetto dall’euforia e Fabregas dovrà dimostrare di poter reggere anche l’anno europeo. Ma oggi il dato è netto: il club lariano ha smesso di essere una sorpresa e ha iniziato a comportarsi come una nuova potenza media del calcio italiano.

La cronologia dice tutto senza bisogno di enfasi: Serie D nel 2017/18, nuova proprietà nel 2019, Serie B conquistata nel 2021, Serie A ritrovata nel 2024, Europa raggiunta il 10 maggio 2026. Dentro questa sequenza ci sono soldi, competenza, fascino, coraggio e anche una quota di rischio che resterà alta. Ma il calcio misura le idee quando arrivano i risultati: e il Como, oggi, ha prodotto il risultato più importante della sua storia moderna.

Potrebbe interessarti anche: