La frattura

Milan, il girone di ritorno è un crollo: Allegri davanti al peggior dato della recente storia rossonera

Scritto da Michael Sousa, 11 Maggio 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

I numeri del 2026 inchiodano i rossoneri: rendimento crollato e due partite per salvare la Champions

Il Milan è entrato nel tratto decisivo della stagione con il fiato corto e con un dato che pesa come una sentenza provvisoria: nelle partite del girone di ritorno considerate fino alla 36ª giornata, la squadra di Massimiliano Allegri ha raccolto 25 punti, il rendimento più basso del club nelle ultime nove annate prese in esame. La sconfitta con l’Atalanta ha trasformato un allarme tecnico in un problema di classifica, perché i rossoneri restano quarti a 67 punti ma sono stati agganciati dalla Roma, con Juventus a 68 e Como a 65.

Allegri sulla panchina del Milan

Un crollo misurato dai numeri

Il confronto storico rende la flessione ancora più netta. La serie ricostruita da TMW, limitata al percorso dalla 20ª alla 36ª giornata, mette il Milan 2025/26 di Allegri a quota 25 punti, sotto i 30 della gestione Conceicao 2024/25, i 35 del Pioli 2023/24, i 26 del 2022/23, i 38 dell’anno dello scudetto e anche i 31 e 35 raccolti dalle squadre guidate da Gattuso nel biennio 2017-2019. Non è una semplice frenata: è un arretramento che ha cancellato una parte importante del vantaggio costruito nella prima metà della stagione.

Il problema, per Allegri, è che il calo non vive soltanto nelle statistiche. La classifica racconta una squadra ancora padrona del proprio destino, ma senza margine reale: il quarto posto resta rossonero per gli scontri diretti favorevoli sulla Roma, mentre il Como è rimasto abbastanza vicino da tenere aperto lo scenario più scomodo. A due giornate dalla fine, la qualificazione alla prossima Champions League non è più una conseguenza naturale della stagione, ma un obiettivo da riconquistare dentro una pressione crescente.

Atalanta, la notte che ha aperto la ferita

La sconfitta per 3-2 contro l’Atalanta ha dato un’immagine brutale del momento rossonero. Ederson ha sbloccato la gara al 7′, Zappacosta ha raddoppiato prima dell’intervallo e Raspadori ha firmato il tris a inizio ripresa, lasciando il Milan sotto di tre reti in casa. La reazione, arrivata soltanto nel finale con il colpo di testa di Pavlovic e il rigore di Nkunku, ha ridotto il passivo ma non ha cambiato il senso della serata: la squadra ha inseguito troppo tardi e troppo male.

Il contesto di San Siro ha reso tutto ancora più pesante. Prima della partita una parte della tifoseria aveva già alzato il livello della protesta, con Giorgio Furlani indicato tra i principali bersagli del malcontento; durante il match, sullo 0-3, la Curva Sud si è svuotata e i fischi hanno accompagnato una squadra ormai fragile. Allegri ha provato a separare il risultato dalla contestazione, ma la percezione esterna è quella di un ambiente entrato in una fase di rottura profonda.

Allegri tra responsabilità e scelte

Dopo la gara, Allegri ha insistito sulla necessità di recuperare energie fisiche e mentali, ammettendo che il Milan non può più sbagliare e che la prossima trasferta diventa determinante. Il tecnico ha difeso il gruppo da una lettura solo individuale della crisi, ha respinto l’idea che il problema sia concentrato su Leao o su un singolo reparto e ha indicato nella solidità collettiva il punto da ricostruire subito. La linea è chiara: meno parole, più controllo, più attenzione nelle due aree.

Anche la gestione della settimana porta con sé segnali di emergenza. Igli Tare ha parlato di responsabilità da assumersi tutti insieme e ha lasciato aperta l’ipotesi di anticipare il ritiro in vista del Genoa, partita che il Milan giocherà a Marassi il 17 maggio. Il calendario ufficiale aggiunge un dettaglio non secondario: Allegri dovrà preparare quella trasferta senza Estupinan, Leao e Saelemaekers, squalificati dopo la notte con l’Atalanta.

Genoa e Cagliari come esame finale

Il finale non concede alibi né recuperi mentali infiniti. Il Milan dovrà andare prima a Genova contro il Genoa e poi chiudere il campionato a San Siro contro il Cagliari il 24 maggio, con l’obbligo di difendere un quarto posto diventato improvvisamente instabile. I 67 punti in classifica, identici a quelli della Roma, obbligano i rossoneri a ragionare come una squadra in pieno spareggio: ogni errore può cambiare la destinazione europea della prossima stagione.

La fotografia finale è dura perché non nasce da una singola caduta, ma da una traiettoria che si è progressivamente svuotata. Prima il Milan sembrava poter restare vicino all’Inter, poi ha perso ritmo, gol, certezze e serenità. Il dato del peggior ritorno recente non è solo una curiosità statistica: è il riassunto di una stagione che Allegri può ancora salvare con la Champions, ma che oggi non può più permettersi di raccontarsi meglio di quanto dica il campo.

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