Una Ferrari «sottotraccia» potrebbe essere la grande outsider del prossimo Mondiale di F1?
Vasseur spiega perché il silenzio nei test è un vantaggio, tra chilometraggio SF-26, correlazione pista-simulazione e nuove regole verso l’elettrico

Vasseur nei test del Bahrein
Ferrari sceglie la strada meno rumorosa e, per una volta, la cosa sembra persino comoda. Il messaggio che arriva dal team è quasi paradossale per un marchio che vive da sempre sotto i riflettori: meglio che l’attenzione vada altrove. Frédéric Vasseur considera un vantaggio il fatto che, nell’avvicinamento alla stagione 2026, la scuderia non sia al centro delle chiacchiere. Meno clamore significa più spazio per lavorare, senza il peso delle aspettative quotidiane e senza distrazioni inutili.
Una Ferrari da outsider?
In questo scenario, “non farsi notare” diventa una scelta logica anche perché, nei test, leggere davvero i rapporti di forza è un esercizio pieno di trappole. Vasseur sottolinea che la gerarchia reale resta indecifrabile: nessuno conosce fino in fondo il livello degli altri e, soprattutto, nessuno può sapere quanta benzina stiano portando a bordo i rivali. A suo dire, differenze di carburante nell’ordine di 20, 40 o 60 chili possono contare più del divario effettivo tra una monoposto e l’altra. Ecco perché, in questa fase, la strategia più sensata è concentrarsi su se stessi e non farsi trascinare dal teatrino dei tempi sul giro.
Con la vettura nuova, infatti, la priorità cambia subito: prima ancora del cronometro viene la necessità di costruire basi solide. La SF-26 viene descritta come una macchina completamente diversa rispetto a quella dell’anno precedente, e questo implica ripartire senza un riferimento diretto. Il punto non è “quanto va forte” al primo colpo, ma quanto in fretta riesce a diventare comprensibile. Per questo l’obiettivo iniziale è macinare chilometri, accumulare giri e trasformarli in dati utili. In tale quadro, l’affidabilità è la condizione minima per lavorare: se l’auto resta ferma ai box, non genera informazioni e non permette di orientare lo sviluppo.
Il bilancio numerico dei test rafforza questa idea. Ferrari parla di circa 4.500 chilometri completati nell’arco di sei giorni, un dato ritenuto superiore alle attese e quindi incoraggiante per costruire un pacchetto tecnico di partenza più robusto. Allo stesso tempo, Vasseur mette un paletto chiaro: solidità operativa e prestazione pura non sono la stessa cosa. Una macchina che gira tanto non è automaticamente una macchina già “al top” sul passo, e confondere i piani sarebbe un errore di lettura.
La stessa linea viene ribadita anche dalle ricostruzioni che descrivono un chilometraggio persino oltre la soglia indicata e un programma orientato più a capire la vettura che a inseguire il tempo secco. In altre parole, in questa fase i confronti affidabili tra squadre non esistono davvero: i parametri sono troppo nascosti e le prove sono troppo condizionate da scelte di carico, carburante e programmi interni.
Un ritorno di fiamma verso la galleria del vento
Tra i concetti chiave che Ferrari vuole proteggere c’è quello della correlazione tra pista e fabbrica. Qui il tema è verificare quanto ciò che emerge in simulazione e in galleria del vento venga poi confermato dal comportamento reale in circuito. Vasseur dice che, finora, questa corrispondenza appare buona. E aggiunge che per renderla più solida serve continuare a far girare la macchina il più possibile e lavorare bene nell’intervallo tra una sessione e l’altra, trasformando ogni run in indicazioni utilizzabili.
Nel discorso entra anche un dettaglio spesso sottovalutato quando si parla di “nuova era”: l’energia è centrale, ma non è l’unico pezzo del puzzle. Vasseur insiste sul fatto che non bisogna trasformare la gestione energetica in un’ossessione totale, perché ci sono altri fattori capaci di spostare i decimi. Ricorda, ad esempio, che persino con vetture già sviluppate possono esserci oscillazioni importanti legate al giro di lancio e alla preparazione delle gomme. Le fondamenta contano ancora, e certi aspetti “di base” restano decisivi anche quando cambia tutto.
E cambia davvero molto, perché la SF-26 nasce dentro un contesto regolamentare profondamente rinnovato. L’impianto tecnico del 2026 punta a portare la componente elettrica fino a circa metà della potenza complessiva. In questa cornice, l’MGU-K diventa molto più potente, arrivando a 350 kW, con un recupero energetico più rilevante. L’MGU-H viene eliminato e i carburanti passano a una definizione di tipo “advanced sustainable”. In parallelo, la FIA inquadra questa transizione come parte di un pacchetto più ampio, che mette insieme sostenibilità, sicurezza e spettacolo, includendo soluzioni pensate anche per rendere più agevoli i sorpassi.
A gennaio, Ferrari ha presentato la SF-26 al Circuito di Fiorano e l’ha raccontata come la 72ª monoposto di Formula 1 costruita a Maranello. La vettura viene inserita in una “nuova era” e descritta come figlia di una filosofia aerodinamica differente, con un’integrazione più stretta tra telaio e power unit. In quell’occasione Vasseur ha parlato di un nuovo viaggio dentro un regolamento pieno di incognite, mentre dalla direzione tecnica è stata evidenziata l’importanza di mantenere flessibilità nello sviluppo durante l’anno.
Non stupisce quindi che, dentro un quadro che modifica allo stesso tempo batteria, motore, telaio, gomme e perfino elementi sportivi, emerga anche il tema delle interpretazioni. Vasseur osserva che le “zone grigie” sono inevitabili quando la rivoluzione è così ampia, e che ciò che conta davvero è arrivare a indicazioni chiare e uniformi, in modo che tutti si muovano con la stessa lettura delle regole.
Il punto d’arrivo, per ora, resta volutamente prudente. Non esistono certezze definitive sull’ordine delle forze. Da una parte Ferrari rivendica una base solida di affidabilità e raccolta dati, dall’altra lo stesso Vasseur segnala che il vero test sarà capire come e quanto velocemente le squadre sapranno introdurre evoluzioni e far crescere le nuove monoposto. In un inizio di ciclo regolamentare, l’equilibrio può cambiare in fretta, e la vera partita sembra destinata a giocarsi sulla capacità di sviluppo tanto quanto sul potenziale mostrato al debutto.
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