Troppa severità?

Quando gol, esultanza e cartellino giallo vanno di pari passo: è sempre più vietato esultare dopo un gol?

Scritto da Manuel Bendoni, 14 Febbraio 2026 - Tempo di lettura: 6 minuti

Nel calcio l’esultanza finisce sotto processo: tra gialli a panchine e regole rigide, ecco perché la “polizia dei festeggiamenti” divide tifosi e arbitri

Anche Bonucci non si è risparmiato le sue esultanze provocatorie

Anche Bonucci non si è risparmiato le sue esultanze provocatorie

Nel calcio il gol non è solo un numero sul tabellone. È la miccia che accende tutto tra gambe, voce, panchine e anche il salotto di casa: proprio per questo l’idea di stringere ancora di più il cappio sulle reazioni dopo una rete fa venire un sospetto. Stiamo provando a rendere il gioco più “composto”, rischiando di percederci la parte più vera, d’altronde da piccoli il gol stesso era la chiave per creare – ognuno – la propria esultanza, quasi come raccontare una storia personale. Ed è lì che nasce il gioco del calcio, ma nel dibattito scaturito (spesso in Premier) tornano sui titoli di giornale volti-archetipo dell’autorità arbitrale come Anthony Taylor e Pierluigi Collina, simboli di quel confine sottile tra gestione e zelo.

Il caso Moyes e la nuova «mania» del fischietto sensibile

L’episodio che ha fatto esplodere la discussione arriva dal campionato inglese, la Premier League. In Everton contro Brighton, un gol in extremis ha evitato la sconfitta e ha scatenato una scena semplicissima. David Moyes alza le braccia, corre nella sua zona tecnica, gira attorno alla panchina come fanno in tanti quando il cuore batte più forte del cervello. Nessun gesto osceno, nessuna corsa sfrenata in campo, solo entusiasmo.

Poi arriva la parte surreale. Chris Kavanagh si irrita e tira fuori il giallo. Un frammento perfetto per i social che si trasforma in un caso disciplinare. In quella partita il Brighton era passato avanti con Pascal Gross, l’Everton ha agganciato in recupero con Beto e l’ammonizione ha lasciato addosso la sensazione di una “sorveglianza” sempre più stretta sulle esultanze.

Qui entra in scena un dettaglio che spesso passa sotto traccia. La disciplina dell’area tecnica vale anche per chi sta fuori dal rettangolo verde. Gli ufficiali di gara possono sanzionare i membri della panchina e, se non è chiaro chi abbia fatto cosa, la punizione può finire al responsabile più “senior”. Nella lista dei comportamenti punibili rientrano anche il superare ripetutamente i limiti della zona tecnica, le proteste plateali o atteggiamenti considerati irrispettosi, come l’applauso giudicato sarcastico. E poi c’è l’effetto domino, perché l’accumulo di ammonizioni può portare a squalifiche più o meno lunghe.

Il problema vero è la linea di giudizio

La sensazione di incoerenza nasce quando gesti simili vengono letti in modo opposto. In Premier League 2024/25 Illiman Ndiaye si prende un giallo per aver festeggiato sbattendo le braccia come ali contro Brighton & Hove Albion, interpretazione vista come una presa in giro del loro logo. Niente di particolare, l’ammonizione è quasi automatica, specialmente se Ndiaye non aveva mai esultato in quel modo. Un filone interpretativo che richiede anche contesto, come spesso accade.

Nello stesso filone, però, Myles Lewis-Skelly evita il cartellino dopo aver imitato l’esultanza resa famosa da Erling Haaland nella vittoria 5-1 dell’Arsenal contro Manchester City. E non è stato punito nemmeno Jamie Vardy quando indicava il logo della lega ai tifosi del Tottenham Hotspur nella partita tra Leicester e Tottenham. A volte si colpisce l’istinto, altre volte si lascia correre lo sfottò. Si, ma quando e quanto?

Il “controllo remoto” non riguarda solo chi segna. Nella Carabao Cup, durante la semifinale contro il Chelsea, Mikel Arteta prende un giallo giudicato strano, in una fase in cui veniva mostrato mentre parlava con il quarto ufficiale. L’ambiguità del motivo ha rafforzato l’idea che la tolleranza sulle reazioni a bordo campo stia diventando sempre più bassa, oppure sempre più sensibile ai dettagli.

In Spagna il tema si mescola con la protesta

In Spagna, Hansi Flick, alla guida del Barcellona ha dovuto dare conto a diversi provvedimenti disciplinari, in più circostanze. Nella stagione 2024/25 venne espulso contro Real Betis e poi squalificato, episodio collegato alle proteste dopo un passaggio al VAR.

Nella stagione 2025/26 arriva un altro rosso al termine della vittoria 2-1 sul Girona, dopo una sequenza di ammonizioni legate a reazioni giudicate di protesta. Nel pacchetto entrano applausi ritenuti sarcastici e la contestazione del recupero segnalato dall’arbitro Jesús Gil Manzano. Flick, nel post, prova a separare l’emotività dall’attacco agli ufficiali, ma l’episodio diventa un esempio di come la soglia tra sfogo e mancanza di rispetto venga interpretata in modo severo.

Il quadro normativo citato è abbastanza chiaro su un punto. Festeggiare si può, finché non diventa eccesso e non si trasforma in perdita di tempo marcata. Uscire dal campo per celebrare non significa automaticamente giallo, resta da capire se il rientro rapido possa in qualche modo allungare il metro di tolleranza.

Sono altri i comportamenti che restano nel mirino in modo netto. Gesti provocatori, azioni che creano problemi di sicurezza avvicinandosi agli spettatori o salendo sulle recinzioni, togliersi la maglia o portarla sopra la testa senza sfilarla (una norma di lunga durata, in vigore dal 2004, pensata anche per evitare perdite di tempo, non oscurare gli sponsor e ridurre provocazioni verso la tifoseria avversaria).

Ecco alcune delle esultanze recenti in Serie A e relativi provvedimenti:

DataCompetizioneProtagonistaChe cosa succedeSanzionePerché è un caso
11/09/2022Serie AArkadiusz Milik (Juventus)Segna nel recupero contro Salernitana, si toglie la maglia mentre è già ammonitoSecondo giallo e rossoLa rete viene poi annullata dal VAR, ma l’espulsione resta legata all’esultanza “non regolamentare”.
09/10/2022Serie AAdemola Lookman (Atalanta)Dopo il gol contro Udinese fa il gesto del “binocolo”GialloL’arbitro interpreta la gestualità come provocatoria e la sanziona.
04/04/2023Coppa ItaliaRomelu Lukaku (Inter)Segna l’1-1 su rigore in Juve–Inter e festeggia sotto la curva avversariaSecondo giallo e rossoL’esultanza (descritta come gesto “militare” e richiesta di silenzio) porta al secondo giallo in un finale rovente.
22/10/2023Serie AJose Mourinho (Roma)Durante Roma–Monza mima il gesto delle “lacrime” verso la panchina avversariaRossoÈ punito come gesto provocatorio/irrispettoso, non come esultanza classica, ma rientra nella stessa logica “tolleranza zero sui gesti”.
01/03/2025Serie ASimone InzaghiIn Napoli–Inter entra in campo per parlare con i suoi durante una fase di gioco fermoGialloCaso tipico di “area tecnica sotto controllo”: non è un gol, ma è la stessa famiglia di interventi disciplinari sugli atteggiamenti della panchina.
18/10/2025Serie ANoa LangSegna contro Torino, si toglie la maglia, poi il gol viene annullato dal VARGiallo (non revocato)Il cartellino rimane nonostante la rete cancellata, perché la condotta (maglia tolta) resta punibile a prescindere dall’esito del gol.
(episodio “storico”, citato nel 2024)Serie AVincenzo ItalianoRacconta che da giocatore in Verona–Inter segnò, uscì oltre la linea di fondo per festeggiare mentre era già ammonitoSecondo giallo e rossoViene ricordata una vecchia regola “di confine” sulle celebrazioni, poi rimossa secondo il suo racconto.

Il confine invalicabile, quando il gesto diventa tossico

Non c’è spazio per l’equivoco. Non è “tutto permesso”. Quando l’esultanza diventa offensiva, politica o deliberatamente provocatoria, la tolleranza deve finire, come quando Robbie Fowler venne squalificato e multato per un festeggiamento interpretato come imitazione dell’uso di cocaina in un derby (era il 1999, esultò mettendosi cavalcioni a terra e mimando il gesto di “sniffare” il manto erboso).

Poi ci sono esempi ancora più estremi. Giorgos Katidis viene punito per un “saluto nazista” dopo un gol, con provvedimenti annunciati dalla Hellenic Football Federation e ripercussioni anche nel contesto dell’AEK Athens. E durante UEFA Euro 2024 Merih Demiral finì sotto indagine per un gesto associato a simbolismi politici, con intervento della UEFA.

La richiesta di maggiore tolleranza, così come viene formulata, non nasce dal desiderio di cancellare le regole. Nasce dall’idea di distinguere meglio i casi nel calcio contemporaneo, quello che accetta coreografie e gesti amplificati da TikTok e legati a volti come Cole Palmer o Kylian Mbappé: allora la tolleranza dovrebbe riuscire a non far reprimere automaticamente anche la gioia istintiva quando non c’è offesa e non c’è provocazione.

L’idea proposta è semplice. Meno cartellini “di riflesso” per emozioni innocue, altrimenti il rischio è un calcio sempre più annacquato, dove si può ballare ma non si può esultare davvero. E a quel punto, la metafora con Cyndi Lauper e Girls Just Want To Have Fun smette di essere una battuta e diventa un avviso.

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